Windows 11 continua a evolvere attraverso gli aggiornamenti cumulativi mensili e il pacchetto facoltativo KB5095093 rappresenta uno degli interventi più interessanti distribuiti da Microsoft nel 2026. L’aggiornamento, destinato alle versioni 24H2 e 25H2 del sistema operativo, porta i sistemi alla build 26100.8737 e introduce decine di correzioni e miglioramenti che anticipano parte delle novità attese nel prossimo Patch Tuesday. Tra tutte, una spicca in modo particolare: la nuova funzione Ripristino temporizzato o Point-in-Time Restore (PITR), progettata per consentire il ripristino completo del PC a uno stato precedente nel giro di pochi minuti.
Da qualche tempo Microsoft sta investendo sui meccanismi di rollback e recovery, soprattutto dopo episodi che hanno coinvolto driver difettosi, aggiornamenti problematici e incompatibilità applicative. Il nuovo sistema punta a ridurre i tempi di fermo macchina e a semplificare il recupero dei dispositivi senza richiedere competenze tecniche.
Point-in-Time Restore cambia l’approccio al recupero del sistema
La novità più significativa del pacchetto KB5095093 riguarda la possibilità di riportare il computer a uno stato registrato in precedenza sfruttando Ripristino temporizzato o Point-in-Time Restore, funzione alla quale avevamo già dedicato un approfondimento in anteprima.
A differenza della tradizionale utilità Ripristino configurazione di sistema, la nuova funzione non si limita ai file di sistema o alle impostazioni principali: include applicazioni, configurazioni e file personali.
Microsoft ha costruito la tecnologia sfruttando il collaudato Volume Shadow Copy Service (VSS), componente presente in Windows da molti anni e utilizzato anche da software di backup professionali. In pratica il sistema crea snapshot automatiche dello stato del computer e le conserva in locale: quando si verifica un problema, l’utente può scegliere un punto temporale recente e ripristinare l’intero ambiente operativo.
Per gli utenti “normali”, Windows 11 genera automaticamente uno snapshot ogni 24 ore e lo conserva fino a un massimo di 72 ore. Nelle edizioni aziendali gli amministratori possono configurare frequenze differenti, con intervalli di 4, 6, 12, 16 oppure 24 ore. Anche la quantità di spazio disco dedicata agli snapshot può essere aumentata per evitare l’eliminazione anticipata dei punti di ripristino.
Cliccando su Sistema, Ripristino quindi su Visualizza o modifica, accanto a Ripristino temporizzato, è possibile configurare la frequenza con cui devono essere creati gli snapshot e lo spazio massimo da essi occupabile.

Ripristino anche quando Windows non si avvia
Uno degli aspetti più interessanti di Point-in-Time Restore riguarda la sua integrazione con l’ambiente di ripristino di Windows, il cosiddetto Windows Recovery Environment (WinRE). La funzione non si limita infatti ai casi in cui il sistema operativo riesce ancora ad avviarsi regolarmente, ma può essere utilizzata anche quando Windows risulta compromesso al punto da non completare il boot.

In situazioni di emergenza, come dopo l’installazione di un driver incompatibile, un aggiornamento difettoso o una modifica che impedisce il corretto caricamento del sistema, l’utente può accedere a WinRE attraverso le opzioni di avvio avanzate e selezionare il ripristino temporizzato. Windows mostra gli snapshot disponibili e consente di riportare il computer allo stato registrato in precedenza senza dover ricorrere a reinstallazioni complete o procedure di recupero più invasive.
Microsoft cerca di garantire un percorso di recupero anche nei casi in cui il desktop non sia più accessibile, riducendo il rischio che un problema software costringa l’utente a interventi manuali complessi o a un ripristino totale del sistema.

Per gli amministratori aziendali la possibilità di utilizzare gli snapshot temporizzati da un ambiente di recupero separato assume un valore ancora maggiore, perché consente di accelerare il ritorno in servizio delle postazioni senza dover necessariamente ripristinare immagini complete del sistema o recuperare backup remoti.

Le differenze rispetto al tradizionale Ripristino configurazione di sistema
Chi utilizza Windows da molti anni potrebbe pensare che Point-in-Time Restore sia soltanto una nuova versione del tradizionale Ripristino configurazione di sistema. In realtà Microsoft ha progettato la funzionalità con obiettivi differenti, sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista operativo.
Il vecchio Ripristino configurazione di sistema nasceva per riportare il sistema operativo a una configurazione precedente intervenendo principalmente su file di sistema, driver, registro di sistema e impostazioni. I punti di ripristino potevano essere creati automaticamente in occasione di eventi specifici, come l’installazione di software o aggiornamenti, oppure manualmente dall’utente. La copertura dei dati personali e delle applicazioni risultava invece limitata e spesso poco prevedibile.
Point-in-Time Restore segue una filosofia diversa: la funzione crea automaticamente snapshot completi a intervalli regolari e consente di riportare il PC a uno stato precedente comprendendo sistema operativo, applicazioni installate, impostazioni e file utente. Microsoft punta quindi a ridurre drasticamente i tempi necessari per recuperare una macchina dopo un aggiornamento problematico, una configurazione errata, un driver incompatibile o un malfunzionamento che compromette la normale operatività.
Pur appoggiandosi, come accennato in precedenza, a VSS, la differenza – nel caso di Point-in-Time Restore – sta nel modo in cui Microsoft orchestra la creazione, la gestione e il ripristino degli snapshot, automatizzando completamente il processo e integrandolo nella più ampia Windows Resiliency Initiative, il programma con cui l’azienda sta cercando di rendere il sistema operativo più resistente a errori software e problemi di configurazione.
Point-in-Time Restore, tuttavia, non sostituisce in alcun modo una strategia di backup. Gli snapshot restano memorizzati sul dispositivo locale e sono conservati per un numero di ore limitato. Se il disco subisce un guasto fisico, se un ransomware riesce a compromettere anche le copie locali oppure se il problema emerge dopo diversi giorni, il meccanismo potrebbe non offrire alcuna possibilità di recupero.
Windows Update diventa più flessibile
KB5095093 introduce anche una modifica interessante nell’interfaccia di Windows Update. Gli utenti possono ora utilizzare un calendario integrato per sospendere gli aggiornamenti scegliendo direttamente una data di fine pausa.
La funzione consente di rinviare l’installazione fino a 35 giorni e di estendere successivamente il periodo di sospensione. Non si tratta di una rivoluzione tecnica, ma di un miglioramento pratico che semplifica la gestione degli aggiornamenti nei momenti in cui il PC deve rimanere stabile per attività particolarmente delicate.
Esplora file riceve ottimizzazioni concrete
Tra i componenti che beneficiano maggiormente dell’aggiornamento figura Esplora file. Microsoft ha lavorato sulle prestazioni di avvio e sulla reattività generale dell’interfaccia, intervenendo anche su una lunga serie di anomalie segnalate dagli utenti.
La Home di Esplora file supporta ora azioni rapide direttamente al passaggio del mouse, compresa l’integrazione con Copilot per gli account scolastici e aziendali basati su Entra ID. Arrivano inoltre correzioni dedicate a OneDrive, inclusi problemi che potevano causare la duplicazione di file nella sezione Preferiti.
Un miglioramento meno appariscente ma utile riguarda la barra degli indirizzi: ora accetta percorsi contenenti doppi backslash e stringhe racchiuse tra virgolette, aumentando la compatibilità con script, procedure amministrative e percorsi complessi.
Bluetooth, audio e telefonia ricevono numerose correzioni
Una parte consistente del lavoro svolto da Microsoft riguarda la connettività wireless. Il sottosistema Bluetooth LE Audio ottiene miglioramenti nella stabilità delle connessioni, nella gestione delle riconnessioni dopo l’ibernazione e nell’affidabilità delle chiamate vocali.
Particolare attenzione è stata dedicata alla compatibilità con dispositivi diffusi come AirPods e Beats Studio Pro. Microsoft segnala tempi di rilevamento più rapidi durante l’associazione e una maggiore affidabilità dei microfoni integrati.
Anche l’integrazione tra Windows e smartphone migliora sensibilmente. Quando una chiamata parte dal telefono associato tramite l’app Collegamento al telefono, l’audio rimane sul dispositivo mobile durante la fase di squillo e passa al PC solo quando l’utente risponde dal computer.
Nuove funzioni per accessibilità e produttività
L’aggiornamento KB5095093 introduce una nuova modalità di colorazione dello schermo denominata Screen Tint. Si tratta di una sovrapposizione cromatica applicata all’intero display che può ridurre l’affaticamento visivo e migliorare la leggibilità in determinate condizioni.
Microsoft ha inoltre aggiornato la Lente di ingrandimento consentendo di impostare direttamente la percentuale di zoom e modificare più facilmente gli incrementi di ingrandimento.
Sul fronte della produttività arriva un’evoluzione delle funzionalità vocali. Voice Access e Voice Typing supportano ora più lingue, con algoritmi capaci di correggere in tempo reale errori grammaticali, punteggiatura e riconoscimento vocale, anche in presenza di rumore ambientale.
Rete, virtualizzazione e modelli AI locali
Molte delle modifiche meno visibili riguardano l’infrastruttura di sistema. Microsoft ha migliorato il funzionamento dello stack di rete, riducendo i casi di schermata blu associati alla gestione energetica delle interfacce WiFi e introducendo ottimizzazioni per VPN IPv6 e ambienti virtualizzati.
Le Confidential Virtual Machines utilizzano ora per impostazione predefinita l’accelerazione hardware SR-IOV, tecnologia che consente alle macchine virtuali di accedere più direttamente alle risorse di rete fisiche, migliorando throughput e latenza.
Interessante anche l’intervento sul kernel grafico. Microsoft ha modificato le politiche di gestione della memoria per consentire ai sistemi con oltre 32 GB di RAM di eseguire modelli AI locali più grandi. La scelta conferma l’attenzione crescente verso i carichi di lavoro basati su inferenza locale, una direzione che caratterizza sempre più Windows 11.
KB5095093 corregge anche il comportamento della finestra di conferma che appare durante l’eliminazione definitiva di un file dal Cestino: dopo l’applicazione degli aggiornamenti di giugno, tale schermata mostrava un nome interno anziché il nome reale dell’elemento selezionato.
Non tutto, però, è stato risolto. Microsoft ammette l’esistenza di un problema noto che può impedire ad alcune applicazioni di terze parti di avviare programmi Office o di aprire documenti associati. In attesa di una correzione definitiva, l’azienda suggerisce di aprire direttamente file e applicazioni senza passare dai software interessati.