giovedì 18 maggio 2017 di Michele Nasi 1536 Letture
Facebook, multa da 110 milioni di euro dall'antitrust europea

Facebook, multa da 110 milioni di euro dall'antitrust europea

La Commissione Europea decide di irrogare una sanzione da 110 milioni di euro a Facebook: l'azienda era in grado di incrociare i dati di WhatsApp con quelli conservati nei suoi database già dal 2014. Nonostante la società di Zuckerberg avesse dichiarato il contrario.

È decisamente più salata la sanzione amministrativa che l'antitrust europea ha deciso di irrogare a Facebook rispetto a quella decisa dall'AGCM italiana: WhatsApp multata dall'AGCM: dovrà versare 3 milioni di euro.

Mentre l'autorità "nostrana" aveva disposto una multa di 3 milioni di euro, la Commissione Europea ha appena disposto una sanzione da 110 milioni di euro al duo Facebook-WhatsApp.

Facebook, multa da 110 milioni di euro dall'antitrust europea

Il social network di Mark Zuckerberg, che è proprietario di WhatsApp, è stato infatti ritenuto colpevole di aver diffuso informazioni fuorvianti circa l'effettività possibilità di incrociare i dati conservati nei database di Facebook con quelli di WhatsApp.


I rappresentanti della Commissione Europea hanno definito la sanzione "proporzionale" al comportamento tenuto da Facebook e sono certi che fungerà da deterrente per il futuro.

Ad agosto 2016, infatti, Facebook mostrò le nuove condizioni di licenza d'uso di WhatsApp spiegando agli utenti che informazioni quali il numero telefonico sarebbero state incrociate con quelle in possesso del social network.
In realtà, però, ed è questa la contestazione mossa dalle autorità europee, Facebook era in grado di operare questo tipo di sovrapposizione dei dati degli utenti già dal 2014, quando acquisì WhatsApp.

Al momento Facebook si è limitata a commentare che in questo modo si chiude finalmente una vicenda che si protraeva da tempo.
Alla fine per Facebook è comunque una vittoria perché la decisione europea non mette in discussione l'acquisizione di WhatsApp e i dati degli utenti, con la possibilità di incrociarli e riutilizzarli per finalità di advertising, valgono molto di più di una multa, anche se multimilionaria.