Secondo l’International Data Corporation (IDC), le stime per il mercato PC del 2026 potrebbero essere più negative del previsto.
Nello specifico, l’ente americano ha tagliato le stime per le spedizioni globali di PC nel 2026, passando dal precedente +3,6% a un modesto +2,8% su base annua, per un totale di circa 295 milioni di unità. Questo downgrade, il secondo consecutivo dopo il -1,2% rivisto a dicembre 2025, deriva da una domanda consumer debole che non compensa la crescita a livello aziendale.
I PC consumer calano dell’1,5% anno su anno, mentre il segmento aziendale progredisce solo del 5,2%, trainato da aggiornamenti hardware verso computer con Windows 11 e adozione di dispositivi compatibili con l’AI, con processori Intel Core Ultra e AMD Ryzen AI 300. Stando alla ricerca IDC, dunque, la finestra di sostituzione legata a Windows 10 (supporto terminato nell’ottobre 2025) non ha generato il boom atteso, con molti utenti che optano per estensioni a pagamento o migrazioni lente.
Mercato PC: mai così male dal 2020
A influenzare la crisi del mercato PC sono diversi fattori, dalla crisi della RAM (la famigerata “RAMaggedon”) alle pressioni legate ai settori limitrofi, con smartphone pieghevoli e tablet ARM-based, come iPad Pro M4, che vanno a erodere parte dei consumatori.
Lenovo, HP e Dell dominano con il 47% del mercato, ma nessuno supera il 25% dello stesso, mentre Apple guadagna terreno con MacBook Air e Pro dotati di chip M5, raggiungendo il 10%. Stando alla fonte, la transizione ai PC Copilot+ con NPU da 40-50 TOPS rallenta al 15% del totale spedizioni nel 2026, limitata da ecosistemi software immaturi e prezzi sopra i 1.000 euro.
Proseguendo l’analisi, IDC prevede che la saturazione colpisca i notebook premium in modo marginale, con spedizioni stabili a 175 milioni di unità, mentre i desktop declinano del 4,1% anche a causa del proliferare dello smart working.
Il primo trimestre 2026 complessivamente registra un -8,2% rispetto al primo quarto del 2025, il peggiore dal 2020, con una prevedibile influenza anche dei dazi USA-Cina su componenti e ritardi nelle catene di fornitura DRAM DDR5 e SSD NVMe. Analisti come Ryan Reith sottolineano che senza stimoli macroeconomici o cicli di refresh forzati, il “RAMaggedon” persisterà almeno fino alla fine del 2026.