Esodo esperti AI da Apple: vanno tutti in Meta e Google

Apple registra un esodo di talenti AI verso Meta e Google dopo la scelta di integrare Gemini in Siri: cosa sta succedendo?
Esodo esperti AI da Apple: vanno tutti in Meta e Google

Nel panorama sempre più competitivo dell’intelligenza artificiale, il 2026 segna per Apple un momento di svolta che rischia di ridefinire il futuro della sua strategia tecnologica.

Il recente abbandono di figure chiave, attratte da ecosistemi rivali come Meta e Google, mette in luce la crescente tensione tra la volontà di innovare internamente e la necessità di affidarsi a partnership esterne. Mentre il settore dell’Intelligenza Artificiale evolve a ritmo serrato, la casa di Cupertino si trova a dover bilanciare l’urgenza di mantenere la propria leadership con la sfida di trattenere i migliori talenti, elemento cruciale per alimentare l’innovazione.

Il mese scorso ha rappresentato un vero spartiacque: quattro ricercatori di primo piano hanno lasciato Apple per abbracciare nuove opportunità in realtà concorrenti. Tra questi, Yu Haoxuan e Wang Bailin hanno scelto di unirsi a Meta, consolidando la posizione dell’azienda di Menlo Park nel settore dell’AI.

Parallelamente, Wang Jirui ha optato per un trasferimento a DeepMind, la divisione di Google dedicata all’AI, mentre Yang Yingfei ha preferito intraprendere la strada dell’imprenditoria fondando una propria startup. Un segnale ulteriore della crisi è stato il passaggio di Stuart Bowers, figura centrale nello sviluppo di Siri, proprio a Google, dove lavorerà all’integrazione di Gemini.

Perché tutti gli esperti di AI stanno lasciando Apple?

Questi movimenti, tutt’altro che isolati, riflettono una tendenza ormai consolidata: la migrazione dei cervelli verso aziende che investono con maggiore decisione nello sviluppo interno dell’AI. La causa principale di questa diaspora va ricercata nella nuova strategia di Apple Intelligence, presentata nel 2024. L’azienda, infatti, ha scelto di integrare direttamente il modello Gemini di Google all’interno di Siri, rinunciando, almeno per il momento, alla creazione di modelli proprietari su larga scala.

Una scelta che, se da un lato consente di offrire funzionalità avanzate in tempi rapidi, dall’altro ha generato profonda insoddisfazione tra i dipendenti, molti dei quali vedono in questa decisione una perdita di controllo sulle tecnologie chiave e una rinuncia alla tradizionale cultura dell’innovazione interna.

Nonostante le defezioni, Apple non resta ferma. L’azienda ha infatti avviato lo sviluppo parallelo di due versioni di Siri: una versione a breve termine, focalizzata sull’utilizzo dei dati personali e su risposte sempre più contestuali, e una versione chatbot più avanzata, che promette di rivoluzionare l’interazione grazie a sofisticate integrazioni tra software, modelli linguistici e sistemi di privacy. A guidare questa delicata transizione è stato chiamato Amar Subramaniyah, manager con un passato di successo in Google e Microsoft, la cui esperienza rappresenta un tassello fondamentale per la riorganizzazione della divisione AI di Cupertino.

Il dilemma strategico che si trova ad affrontare Apple è tutt’altro che semplice. Da una parte, la perdita di talenti rischia di rallentare la capacità di innovare e di mantenere il vantaggio competitivo. Dall’altra, le partnership con leader del settore come Google permettono di integrare rapidamente tecnologie di punta, assicurando agli utenti esperienze sempre più avanzate senza compromettere l’integrazione con l’ecosistema proprietario. Per Meta e Google, l’acquisizione di esperti formati in Apple rappresenta invece un’opportunità immediata di rafforzare le proprie competenze interne e di accelerare lo sviluppo di nuove soluzioni di AI.

Ti consigliamo anche

Link copiato negli appunti