Euro digitale: cos'è, come funziona e cosa cambierà per cittadini e imprese

Il Parlamento europeo avanza verso l'approvazione dell'euro digitale. La BCE punta al lancio nel 2029 con limiti ai depositi, wallet digitali e nuove regole per ridurre la dipendenza da Visa e Mastercard.
Euro digitale: cos'è, come funziona e cosa cambierà per cittadini e imprese

L’idea di una moneta digitale emessa direttamente dalla Banca Centrale Europea (BCE) ha appena superato uno degli ostacoli politici più importanti del suo percorso. La Commissione per gli affari economici e monetari del Parlamento europeo ha approvato il quadro normativo del cosiddetto euro digitale, aprendo la strada ai negoziati finali con Consiglio e Commissione europea. Se il calendario legislativo procederà senza rallentamenti significativi, l’Unione Europea potrebbe completare l’iter entro la fine del 2026 e avviare il lancio operativo della nuova infrastruttura di pagamento nel 2029.

La BCE lavora sul progetto dell’euro digitale almeno dal 2020, quando la crescente diffusione dei pagamenti elettronici e l’avanzata delle valute digitali private avevano già evidenziato la necessità di una risposta europea.

Nel frattempo il mercato è cambiato rapidamente: gran parte delle transazioni con carta effettuate nell’area euro dipende da circuiti USA come Visa e Mastercard, mentre nuove iniziative private basate su stablecoin e infrastrutture digitali stanno modificando il settore dei pagamenti. In parallelo, Paesi come Cina, India e Brasile hanno sperimentato o introdotto progetti di valuta digitale della banca centrale, le cosiddette CBDC (Central Bank Digital Currency).

L’obiettivo dell’euro digitale va oltre la semplice innovazione tecnologica

La proposta della BCE non punta a sostituire il contante né a creare una criptovaluta pubblica. L’euro digitale sarebbe una forma elettronica della moneta della banca centrale, accessibile direttamente ai cittadini dell’Eurozona attraverso applicazioni distribuite da banche commerciali e operatori fintech autorizzati.

In termini tecnici si tratterebbe di una CBDC retail, cioè una valuta digitale destinata all’uso quotidiano da parte di cittadini e imprese. Gli utenti potrebbero effettuare pagamenti online, trasferimenti tra persone e acquisti presso punti vendita fisici utilizzando smartphone, carte dedicate o altre interfacce compatibili.

La spinta politica che ha accelerato il progetto deriva anche da considerazioni geopolitiche. Bruxelles e Francoforte osservano con crescente attenzione la dipendenza europea da infrastrutture finanziarie controllate da soggetti extraeuropei. L’ipotesi che tensioni commerciali o decisioni politiche possano influenzare l’accesso a reti di pagamento internazionali ha rafforzato l’idea di sviluppare un’alternativa autonoma.

Che cos’è l’euro digitale

L’euro digitale è spesso descritto come una semplice versione elettronica dell’euro. In realtà il progetto è molto più complesso. La Banca Centrale Europea sta cercando di introdurre una nuova forma di moneta pubblica adatta a un’economia nella quale il contante continua a perdere peso e una quota crescente delle transazioni passa attraverso infrastrutture private, spesso controllate da operatori non europei.

Oggi ogni cittadino utilizza due forme di moneta: il contante emesso dalla banca centrale e i depositi bancari custoditi presso gli istituti commerciali.

Quando si paga con una carta o si effettua un bonifico, normalmente non si sta trasferendo denaro della banca centrale ma denaro bancario privato. L’euro digitale punta a colmare proprio questa differenza, offrendo una versione elettronica della moneta della BCE utilizzabile nella vita quotidiana.

Una delle confusioni più frequenti consiste nell’associare l’euro digitale alle criptovalute.

Bitcoin nasce come sistema decentralizzato senza un’autorità centrale. L’euro digitale sarebbe invece emesso, controllato e garantito dall’Eurosistema, cioè dalla BCE e dalle banche centrali nazionali dei Paesi aderenti.

Non si tratterebbe neppure di una stablecoin come USDT o USDC. Le stablecoin sono criptovalute progettate per mantenere un valore stabile grazie a riserve di denaro o altri asset gestite da società private. L’euro digitale, invece, sarebbe una vera e propria moneta emessa direttamente dalla banca centrale, con valore legale garantito e utilizzabile come mezzo di pagamento ufficiale in tutta l’Eurozona. Dal punto di vista giuridico avrebbe quindi lo stesso valore di una banconota in euro; cambierebbe soltanto il supporto utilizzato per conservarla e trasferirla.

Come funzionerebbe il portafoglio digitale della BCE

Dal punto di vista operativo, l’utente non avrebbe un conto aperto direttamente presso la BCE: la distribuzione resterebbe affidata principalmente agli intermediari finanziari già esistenti. Banche e società fintech continuerebbero quindi a rappresentare il punto di accesso principale per i consumatori.

Il meccanismo prevede un wallet digitale nel quale depositare fondi trasferiti dal proprio conto corrente oppure convertiti da contante. I pagamenti potrebbero essere effettuati sia in modalità online sia offline, caratteristica che la BCE considera fondamentale per garantire massima robustezza anche durante eventuali interruzioni delle reti di comunicazione.

Una differenza sostanziale rispetto agli strumenti attuali riguarda la natura del denaro utilizzato: quando oggi si paga con una carta bancaria, il denaro corrisponde a un deposito presso una banca commerciale. Con l’euro digitale, invece, il valore monetario sarebbe garantito direttamente dalla banca centrale.

L’architettura tecnica immaginata dalla BCE per l’euro digitale

Uno degli aspetti meno compresi riguarda il funzionamento concreto dell’infrastruttura: molti immaginano una blockchain pubblica simile a quelle utilizzate dalle criptovalute. In realtà la BCE non ha mai mostrato interesse per un modello completamente aperto.

I prototipi analizzati negli ultimi anni utilizzano architetture centralizzate o semi-centralizzate nelle quali la validazione delle transazioni resta sotto il controllo dell’Eurosistema.

Alcune sperimentazioni hanno preso in esame anche soluzioni basate su tecnologie DLT (Distributed Ledger Technology, ovvero sistemi che consentono di registrare e condividere dati su registri digitali distribuiti), utilizzandole però in contesti autorizzati, con accesso limitato ai soli soggetti abilitati e sottoposti a specifici controlli.

Le simulazioni tecniche della BCE hanno coinvolto soggetti come Amazon, CaixaBank, Nexi, Worldline e altri fornitori specializzati nei pagamenti digitali. L’obiettivo era verificare la possibilità di integrare l’euro digitale con infrastrutture già esistenti senza obbligare cittadini e commercianti a cambiare completamente le proprie abitudini.

Le preoccupazioni delle banche e il compromesso raggiunto

Per quasi tre anni il confronto tra BCE e settore bancario ha rallentato l’avanzamento legislativo. Gli istituti di credito temono soprattutto una migrazione massiccia dei depositi verso uno strumento percepito come più sicuro perché garantito dalla banca centrale.

Le simulazioni mostrano che, con un limite individuale di 3.000 euro per ciascun cittadino, i trasferimenti dai conti correnti verso l’euro digitale potrebbero raggiungere circa 699 miliardi di euro. Una cifra che equivale a oltre l’8% dei depositi retail a vista presenti nell’area euro, con un impatto rilevante per le banche più piccole e per gli istituti orientati prevalentemente alla raccolta da clientela privata.

Per evitare effetti destabilizzanti, il Parlamento europeo ha accolto alcune richieste del settore. La proposta stabilisce che la Commissione europea definisca un tetto massimo di possesso sulla base delle raccomandazioni della BCE, aggiornandolo almeno ogni 2 anni. Inoltre le imprese non potranno conservare euro digitali oltre 24 ore e il nuovo strumento non riconoscerà interessi attivi.

Il punto è che queste limitazioni riducono il rischio di fuga dei depositi, ma allo stesso tempo rendono l’euro digitale meno competitivo rispetto ai normali conti bancari. Alcuni osservatori ritengono che il progetto abbia sacrificato parte delle proprie ambizioni iniziali per ottenere il consenso politico necessario.

Privacy, tracciabilità e interrogativi ancora aperti

Uno degli aspetti più discussi riguarda la tutela della riservatezza. La BCE sostiene che il sistema sarà progettato per raccogliere soltanto le informazioni strettamente necessarie alla prevenzione delle frodi, del riciclaggio e del finanziamento illecito.

Le versioni preliminari dell’architettura prevedono anche pagamenti offline con livelli di riservatezza superiori rispetto alle transazioni online. Tuttavia alcuni studiosi e associazioni per la tutela della privacy hanno espresso dubbi sulla reale possibilità di garantire anonimato elevato mantenendo contemporaneamente requisiti di sicurezza e conformità normativa.

La questione rimane aperta. La sfida consiste nel trovare un equilibrio tra esigenze investigative, protezione dei dati personali e praticità d’uso. Non è un problema esclusivamente europeo: tutti i progetti di moneta digitale pubblica affrontano le stesse difficoltà.

In definitiva, l’euro digitale dovrebbe offrire un’alternativa pubblica capace di ridurre la dipendenza dai colossi statunitensi. Allo stesso tempo, dovrà confrontarsi con progetti privati europei come Wero, che punta a creare un’infrastruttura paneuropea per i pagamenti istantanei.

La tabella di marcia verso il 2029

Dopo il voto della Commissione parlamentare, il testo che apre le porte all’euro digitale dovrà affrontare ulteriori passaggi istituzionali. In assenza di obiezioni significative durante la sessione plenaria, Parlamento, Commissione e Consiglio avvieranno i negoziati definitivi nel corso dei prossimi mesi.

La BCE prevede successivamente una fase pilota di 12 mesi a partire dal secondo semestre del 2027. Durante questo periodo saranno testati gli aspetti tecnici, operativi e di sicurezza dell’infrastruttura. Se le verifiche daranno esito positivo e il quadro legislativo resterà invariato, l’Eurosistema punta a essere pronto per una possibile emissione nel 2029.

Si stima che l’adeguamento delle infrastrutture bancarie necessarie per supportare l’euro digitale possa costare tra 4 e 6 miliardi di euro distribuiti nell’arco di 4 anni. A questi importi si aggiungono gli investimenti richiesti alla banca centrale per la realizzazione e la gestione della piattaforma.

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