Un sito che cambia sempre grazie all'AI: Flipbook svela la nuova frontiera del Web

Flipbook trasforma il Web in un flusso di immagini generate da AI in tempo reale, eliminando pagine, link e struttura tradizionale. Innovativo, da provare ma ancora limitato per precisione e affidabilità.

La navigazione Web si basa da decenni su una struttura chiara: HTML per i contenuti veri e propri, CSS per la presentazione, JavaScript per il comportamento. Un nuovo progetto, battezzato Flipbook.page, rompe questo schema e propone un approccio nuovo, interamente governato dai modelli generativi AI.

Abbiamo già parlato del brevetto Google che potrebbe cambiare il Web: un sistema, imperniato sull’AI, che crea una pagina “inedita” attingendo ai contenuti editoriali pubblicati da molteplici siti Web. Un’estensione estremizzata del concetto di zero-click: alla query dell’utente su Google Search, si risponde subito con una pagina esclusiva (con tanto di immagini ed elementi multimediali), confezionata tenendo conto anche delle preferenze e degli interessi di ciascun soggetto.

Il progetto Flipbook.page ci sembra fornire una sorta di assaggio di quell’impostazione, anche se incentrata su un rendering essenzialmente visuale.

Flipbook: un sito Web con un numero infinito di livelli generato dall’intelligenza artificiale

Il progetto Flipbook.page nasce da un piccolo team composto da Zain Shah, Eddie Jiao e Drew Carr. L’obiettivo non è semplicemente proporre un’alternativa ai siti tradizionali, ma sperimentare una modalità completamente diversa di accesso alle informazioni: non più pagine strutturate, ma rappresentazioni visive generate on demand. L’idea ha radici nel crescente sviluppo dei modelli generativi, soprattutto quelli multimodali, capaci di integrare testo, immagini e conoscenza in un’unica risposta coerente.

Non esistono link tradizionali, né elementi cliccabili nel senso classico: ogni schermata è un’immagine generata in tempo reale; ogni interazione produce una nuova immagine. Il risultato è un’esperienza di navigazione che sostituisce l’interfaccia Web con un flusso continuo di contenuti sintetizzati al momento.

Flipbook si presenta infatti come un “infinite visual browser“: quando l’utente clicca su una porzione dell’immagine, il sistema interpreta l’intento e genera una nuova scena visiva che approfondisce l’elemento selezionato. Non esiste un albero DOM (Document Object Model), né elementi interattivi nativi: tutto ciò che appare sullo schermo è il risultato di un processo generativo.

Il rendering del testo non avviene tramite overlay HTML, ma è disegnato pixel-by-pixel all’interno dell’immagine. Non è quindi possibile selezionare testo, non esistono metadati strutturati e la navigazione non segue URL deterministici.

L’interazione è interpretativa: il sistema deve capire cosa l’utente intende cliccare analizzando coordinate e contesto visivo.

Generazione dei contenuti: agenti e conoscenza del modello

Le informazioni visualizzate non provengono da una singola fonte. Flipbook combina un sistema di agentic Web search con la conoscenza interna del modello generativo: un agente AI effettua ricerche online in tempo reale, raccoglie dati rilevanti e li integra con ciò che il modello già conosce. Non vi ricorda proprio l’idea di Google alla quale abbiamo fatto riferimento in apertura?

Il risultato è un contenuto che somiglia a quello prodotto da sistemi come ChatGPT o Gemini: generalmente coerente, spesso utile, ma non sempre perfetto. Va detto però che la resa visiva aggiunge un livello di sintesi diverso: invece di leggere un paragrafo, l’utente interpreta una scena.

L’aspetto critico è ovviamente la verificabilità delle informazioni: senza link espliciti o citazioni, diventa più difficile tracciare l’origine delle indicazioni riportate nelle schede via via generate. Oltretutto, la trattazione è – per il momento – superficiale: i Flipbook generati sono come infografiche che tendono a fotografare le tematiche più importanti ma non offrono approfondimenti e spunti critici.

Flipbook Linux

Abbiamo provato a scrivere Linux nella casella di ricerca in alto. Come si vede, il primo Flipbook generato è interessante ma contiene diverse imprecisioni.

La shell di Linux è mostrata come uno strato intermedio fisso tra user space e kernel. In realtà non è così: la shell è di fatto un programma utente, come qualsiasi altra applicazione e non gode di una posizione “privilegiata” sopra il kernel.

Ancora, il messaggio sul kernel è corretto ma incompleto (manca ad esempio il riferimento a gestione dei processi, filesystem, sicurezza, networking). L’indicazione “Open Source: Licensed under GPL” nel riquadro a lato, poi, è forse quella che stride di più. Sembra riferirsi all’intero sistema Linux, mentre in realtà vale soprattutto per il kernel, non per tutte le componenti. In questo senso, come per la rappresentazione del kernel e della shell, il flipbook privilegia la chiarezza visiva rispetto alla precisione tecnica.

Il logo di Edge in un flipbook in cui si parla di Linux, forse, è un po’ fuori luogo (anche se il browser Microsoft è disponibile in versione Linux).

Flipbook storia Linux

Interazione basata su immagini: com’èinterpretato il clic

Quando l’utente clicca su un punto dell’immagine con il puntatore a forma di croce, il sistema non segue un link predefinito. Analizza invece la regione selezionata e la associa a un concetto: si attiva un meccanismo di mapping tra coordinate visive e significato.

Il processo è simile alla segmentazione delle immagini: il sistema identifica oggetti, testo o aree rilevanti e costruisce una query implicita. Tale query è poi utilizzata per generare la scena successiva. Il flusso è continuo: ogni clic genera un nuovo contesto, senza mai tornare a una struttura gerarchica tradizionale.

Live video stream: integrazione tra immagini e video

Una delle funzionalità più sperimentali è il cosiddetto live video stream: Flipbook.page è in grado di mostrare una sequenza di immagini generate che sono interpolate per creare una transizione fluida.

Il sistema combina due componenti: un modello di generazione video altamente ottimizzato e il motore di generazione immagini: l’obiettivo dichiarato dagli sviluppatori è integrarli in un’unica architettura.

Il costo computazionale è elevato: generare frame in sequenza richiede molta potenza di calcolo e introduce latenza. Non a caso la funzione è opzionale e il servizio, in queste prime ore che seguono il lancio, risulta spesso indisponibile o richiede di attendere per diversi minuti in modo da smaltire la coda di utenti pregressa.

Non c’è caching nel senso classico: ogni pagina è unica, generata su richiesta, e ciò rende difficile ottimizzare le prestazioni come avviene nei siti Web convenzionali. Inoltre, l’assenza di struttura rende complessa qualsiasi integrazione con strumenti esterni: niente SEO, niente scraping, niente API nel senso tradizionale.

Una visione alternativa del Web

Flipbook non nasce come prodotto finito, ma come esperimento. Gli autori lo descrivono come un tentativo di superare le interfacce basate su testo e layout rigidi, con un’idea semplice ma ambiziosa. Usare immagini generate per comunicare in modo più efficace, adattando la forma del contenuto al messaggio, è una sfida tutt’altro che banale.

Guardando avanti, il team di Flipbook.page immagina un’evoluzione in cui non si limiti a esplorare informazioni, ma esegua azioni. Ad esempio prenotare un viaggio, compilare moduli, gestire dati: tutto all’interno di un’interfaccia visiva generata in tempo reale.

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