Fino a pochi anni fa viaggiare significava riempire lo zaino di alimentatori. Lo smartphone aveva il suo caricatore, il notebook un alimentatore proprietario con connettore cilindrico, la fotocamera un dock dedicato, lo smartwatch una basetta magnetica e le cuffie utilizzavano ancora la microUSB. Bastava dimenticare uno di questi accessori per trovarsi in difficoltà. Oggi la situazione è radicalmente diversa.
Uno smartphone di fascia alta, un notebook ultrasottile, una console portatile, un SSD esterno, un eReader e perfino una batteria portatile possono essere alimentati con lo stesso caricatore USB-C. Se si sceglie un alimentatore compatibile con USB Power Delivery e un cavo di qualità, nella maggior parte dei casi basta un unico caricatore per affrontare anche viaggi molto lunghi.
Da una parte i produttori hanno progressivamente adottato USB-C come porta universale; dall’altra l’Unione Europea ha introdotto il cosiddetto Common Charger o caricabatterie universale, imponendo l’utilizzo di USB-C su numerose categorie di dispositivi elettronici per ridurre i rifiuti elettronici e semplificare la vita ai consumatori.
Ma c’è un problema: molti utenti pensano che tutte le porte USB-C siano identiche. Non lo sono affatto.
USB-C non è uno standard: è soltanto il connettore
Quando leggiamo “USB-C” sulla scheda tecnica di uno smartphone o di un notebook stiamo parlando esclusivamente della forma fisica del connettore.
È un errore molto diffuso credere che una porta USB-C garantisca automaticamente ricarica rapida, trasferimenti a 40 Gbps, uscita video, Thunderbolt e alimentazione fino a 240 Watt. In realtà nessuna di queste funzionalità è implicita. USB Type-C definisce il connettore fisico, mentre protocolli come USB Power Delivery, USB4 e le modalità alternative (Alternate Mode) aggiungono alimentazione avanzata, trasferimento dati ad alta velocità e uscita video.

In altre parole, due notebook possono avere una porta USB-C apparentemente identica ma offrire capacità completamente differenti.
È una lettura che non è propriamente per tutti ma l’ebook di Texas Instruments (TI) “An Engineer’s Guide to USB Typе-С” mette sapientemente in risalto proprio questi concetti.
Prendete in esame, per esempio, la tabella seguente che mette a confronto alcuni ipotetici dispositivi tutti dotati di connettore USB-C:
| Dispositivo | Ricarica | Video | Velocità dati |
|---|---|---|---|
| Notebook economico | ✔ | ✘ | USB 2.0 (480 Mbps) |
| Ultrabook | ✔ | ✔ | USB 3.2 (10 Gbps) |
| Workstation | ✔ | ✔ | Thunderbolt 4 (40 Gbps) |
Come si vede, se da un punto di vista prettamente estetico le porte USB-C sono identiche, sul versante tecnico – a seconda dell’implementazione sui vari dispositivi – rappresentano “mondi” completamente diversi.
Le 5 tecnologie che si nascondono dietro una porta USB-C
Per capire davvero USB-C bisogna distinguere almeno 5 standard differenti.
- USB Power Delivery (PD). È il protocollo che gestisce la ricarica intelligente: permette a caricatore e dispositivo di “parlarsi” e decidere automaticamente quale tensione utilizzare. Senza Power Delivery una normale porta USB-C può erogare fino a 15 Watt (5 V e 3 A). Con USB Power Delivery si arriva invece fino a 240 Watt, sufficienti persino per workstation mobili e monitor professionali.
- USB 3.2. È lo standard dedicato al trasferimento dati. A seconda della versione può raggiungere 5, 10 o 20 Gbps, a seconda della “generazione” (rispettivamente Gen 1, Gen 2 e Gen 2×2): per un SSD esterno la differenza è enorme. Un’unità NVMe collegata a una porta USB 2.0 sarà limitata a circa 40 MB/s; la stessa unità collegata tramite USB 3.2 Gen 2×2 può superare i 2.000 MB/s.
- USB4. Non aumenta soltanto la velocità: integra diverse tecnologie in un’unica architettura. Supporta velocità fino a 80 Gbps, mantenendo la retrocompatibilità con USB 3.x, USB 2.0 e Thunderbolt 3. Per questo motivo sta rapidamente diventando lo standard di riferimento per notebook professionali e docking station.
- Thunderbolt. Sviluppato da Intel, utilizza lo stesso connettore USB-C ma aggiunge funzionalità molto avanzate: collegamento di monitor multipli, connessioni PCI Express, GPU esterne, docking station professionali, archiviazione ad altissime prestazioni. Un notebook dotato di Thunderbolt può essere collegato con un solo cavo ad alimentazione; monitor 4K o 8K; rete Ethernet; tastiera; mouse; SSD esterni. È uno dei motivi per cui molti professionisti oggi utilizzano una sola docking station USB-C sulla scrivania.
- DisplayPort Alternate Mode. USB-C può riconfigurare alcuni dei suoi pin interni per trasportare direttamente un segnale video DisplayPort. In pratica lo stesso cavo utilizzato per ricaricare un notebook può contemporaneamente inviare il segnale video a un monitor esterno. È il motivo per cui molti monitor USB-C permettono di collegare un computer con un unico cavo che trasporta contemporaneamente alimentazione, immagine, audio e dati USB.
Da 2,5 Watt a 240 Watt: la rivoluzione di USB Power Delivery
Se oggi un notebook professionale può essere alimentato attraverso lo stesso connettore utilizzato da uno smartphone, il merito è di USB Power Delivery (USB PD), il protocollo che ha completamente rivoluzionato il modo in cui i dispositivi negoziano l’alimentazione.
Come accennato in precedenza, quando la prima specifica USB 2.0 arrivò sul mercato, una porta poteva fornire appena 500 mA a 5 volt, equivalenti a 2,5 Watt. Era una potenza sufficiente per una tastiera, un mouse o una piccola webcam, ma assolutamente inadeguata per ricaricare rapidamente uno smartphone, figuriamoci alimentare un computer portatile.
Negli anni successivi la richiesta energetica dei dispositivi è aumentata in maniera esponenziale. Smartphone con batterie superiori ai 5.000 mAh, tablet sempre più potenti, notebook ultrasottili e monitor USB-C hanno imposto un deciso cambio di passo.

La risposta dell’USB Implementers Forum è stata proprio USB Power Delivery, uno standard che non aumenta soltanto la potenza disponibile, ma introduce un vero e proprio sistema di comunicazione tra alimentatore e dispositivo. La potenza massima è passata quindi progressivamente da 2,5 Watt fino agli attuali 240 Watt, grazie all’introduzione della specifica USB Power Delivery 3.1 Extended Power Range (EPR).
L’evoluzione della potenza
| Standard | Tensione | Corrente | Potenza massima | Utilizzo tipico |
|---|---|---|---|---|
| USB 2.0 | 5 V | 0,5 A | 2,5 W | Mouse, tastiere, periferiche |
| USB 3.0 | 5 V | 0,9 A | 4,5 W | Hard disk esterni, hub USB |
| USB Battery Charging 1.2 | 5 V | 1,5 A | 7,5 W | Smartphone di prima generazione |
| USB-C (senza PD) | 5 V | 3 A | 15 W | Smartphone, accessori |
| USB PD 3.0 | 20 V | 5 A | 100 W | Notebook, monitor, docking station |
| USB PD 3.1 (EPR) | 48 V | 5 A | 240 W | Workstation, monitor professionali, mini PC |
Un alimentatore da 100 W può sostituire contemporaneamente il caricatore del telefono, quello del tablet e quello del notebook. Con l’arrivo dei modelli da 140 W e 240 W diventa possibile alimentare anche workstation mobili e monitor USB-C senza ricorrere agli alimentatori proprietari.
Il caricatore e il notebook “parlano” tra loro
Una delle convinzioni più diffuse è che il caricatore invii automaticamente tutta la potenza disponibile al dispositivo collegato. In realtà succede esattamente il contrario.
Quando colleghiamo un cavo USB-C, inizialmente sul connettore sono disponibili soltanto 5 volt, la tensione di sicurezza prevista dallo standard. Solo dopo una breve fase di comunicazione il caricatore scopre di quale alimentazione ha realmente bisogno il dispositivo.
La negoziazione avviene attraverso due piccoli contatti presenti nel connettore, chiamati CC1 e CC2 (Configuration Channel): oltre a rilevare il verso di inserimento del cavo, questi pin sono utilizzati per scambiare tutti i messaggi del protocollo USB Power Delivery.
Possiamo immaginare il dialogo in questo modo:
Caricatore: “Posso fornirti 5, 9, 15 o 20 volt. Di quale tensione hai bisogno?”
Notebook: “Per funzionare al massimo mi servono 20 volt e 5 ampere“.
Caricatore: “Richiesta accettata“.
Solo a quel punto la tensione sulla linea di alimentazione è aumentata fino al valore concordato, evitando di usare configurazioni inadatte per alcune tipologie di dispositivi.
La documentazione tecnica (ad esempio quella di TI) descrive questa sequenza attraverso i messaggi Source Capabilities, Request, Accept e PS_RDY, che costituiscono il cuore della negoziazione USB Power Delivery.
Perché alcuni smartphone si ricaricano più lentamente?
Se il caricatore può erogare 100 o addirittura 240 Watt, perché lo smartphone continua a caricarsi a 25 o 45 Watt?
La risposta è che a decidere è sempre il dispositivo. Ogni apparecchio richiede soltanto la potenza che è in grado di gestire in sicurezza: uno smartwatch può limitarsi a pochi Watt, uno smartphone moderno può negoziare 25, 45 o 65 Watt, mentre un notebook professionale può richiedere 100 Watt o più.
È anche per questo motivo che utilizzare un caricatore molto potente non comporta rischi: un alimentatore USB-C da 140 Watt non “forza” quella potenza sul dispositivo collegato: sarà quest’ultimo a richiedere soltanto ciò di cui ha realmente bisogno.
USB Power Delivery 3.1 ha inoltre aggiunto un’ulteriore distinzione destinata a diventare familiare nei prossimi anni. La prima è SPR (Standard Power Range), che comprende tutti i profili di alimentazione fino a 100 Watt. La seconda è EPR (Extended Power Range), che estende la potenza massima fino a 240 Watt, introducendo nuove tensioni di 28, 36 e 48 volt.
L’evoluzione apre la strada a una progressiva scomparsa degli alimentatori proprietari anche nel mondo dei notebook più potenti.
Non tutti i cavi USB-C sono uguali: ecco perché alcuni costano 5 euro e altri oltre 30 euro
Hai acquistato un cavo USB-C economico pensando che fosse identico a quello originale: lo colleghi al notebook e la ricarica è lentissima. Oppure colleghi un SSD esterno da oltre 2.000 MB/s e i trasferimenti non superano i 40 MB/s. O ancora, provi a collegare un monitor tramite USB-C e sullo schermo non compare alcuna immagine.
Uno degli aspetti più controversi dell’ecosistema USB-C è proprio questo: due cavi possono essere esteticamente indistinguibili ma avere capacità completamente differenti.
Un cavo USB-C può infatti essere progettato esclusivamente per la ricarica, oppure supportare trasferimenti dati ad alta velocità, uscita video, Thunderbolt e alimentazione fino a 240 Watt.
A differenza dei vecchi cavi USB, molti modelli USB-C integrano al loro interno una piccola elettronica: è presente un microchip chiamato E-Marker (Electronically Marked Cable) che si occupa di comunicare ai dispositivi collegati le reali caratteristiche del cavo:
- corrente massima supportata;
- tensione massima;
- potenza disponibile;
- velocità di trasferimento dati;
- compatibilità con modalità avanzate come USB4 e Thunderbolt.
TI spiega che, nei collegamenti superiori a 3 ampere oppure quando vengono utilizzati USB 3.x, DisplayPort o Thunderbolt, il sistema interroga proprio questo chip attraverso il canale CC per verificare le capacità del cavo prima di attivare le modalità operative più avanzate.
Perché esiste l’E-Marker?
Immaginiamo un caricatore da 240 Watt: se inviasse automaticamente quella potenza attraverso un vecchio cavo progettato per appena 60 Watt, il rischio di surriscaldamento sarebbe concreto. Per questo motivo USB Power Delivery verifica sempre che il cavo sia certificato prima di autorizzare correnti elevate.
È un meccanismo di sicurezza completamente automatico di cui l’utente non si accorge neppure: se il cavo non dispone dell’E-Marker oppure dichiara una capacità inferiore, il caricatore riduce automaticamente la potenza erogata.
WhatCable è un’applicazione open source che permette di verificare le potenzialità di ciascun cavo USB interagendo proprio, ove presente, con il chip E-Marker.
Tuttavia, non si contano i casi in cui cavi di qualità mediocre integrano un E-Marker che dichiara il falso. L’utilizzo di un tester dotato di display interattivo permette di smascherare eventuali imbrogli ed accertare le reali capacità del cavo USB.
Quando si acquista un cavo USB-C è importante osservare almeno un dato: la potenza certificata.
Oggi sul mercato si trovano principalmente tre categorie di cavi: Standard 3A/60W; High Power 5A/100W; EPR 5A/240W. Per smartphone e tablet un buon cavo da 60 Watt è spesso più che sufficiente. Se invece si possiede un notebook moderno conviene orientarsi direttamente su un modello certificato da 100 Watt o, meglio ancora, 240 Watt.
La potenza non è l’unico parametro perché a cambiare, da un cavo all’altro, è anche la velocità: un cavo USB-C economico può essere limitato allo standard USB 2.0 (appena 480 Mbps); un cavo USB4 arriva invece fino a 80 Gbps, oltre 160 volte più veloce.

I migliori cavi USB-C da acquistare nel 2026
Fra i prodotti più interessanti oggi disponibili sul mercato possiamo citare i seguenti.
Sono prodotti che continueranno a restare attuali nei prossimi anni per via della certificazione USB-IF, del supporto USB Power Delivery fino a 240 watt, chip E-Marker integrato, compatibilità con USB4 e Thunderbolt 4/5, supporto DisplayPort Alt Mode e lunghezza compresa tra 1 e 1,5 metri.
Costano qualche euro in più rispetto ai modelli economici, ma permettono di ricaricare notebook, trasferire dati ad alta velocità e collegare monitor esterni senza limitazioni.
| Modello | Potenza | Dati | Note |
|---|---|---|---|
| Anker Prime USB-C 240 W | 240 W | USB4 | Ottimo equilibrio fra qualità e prezzo |
| UGREEN USB4 240 W | 240 W | 40 Gbps | Molto diffuso e certificato |
| Cable Matters USB4 | 240 W | 40 Gbps | Ideale per docking station e monitor |
| Club 3D USB4 | 240 W | 40 Gbps | Molto apprezzato in ambito professionale |
| Apple Thunderbolt 5 Pro | 240 W | fino a 80 Gbps | Pensato per workstation e Mac di ultima generazione |
Oggi un caricabatterie da 100 W entra in tasca: la rivoluzione del nitruro di gallio (GaN)
Se hai acquistato un notebook una decina di anni fa, probabilmente ricordi il suo alimentatore: un “mattone” spesso pesante oltre mezzo chilo, collegato a un cavo proprietario. Anche modelli relativamente poco potenti richiedevano alimentatori ingombranti, difficili da trasportare e spesso molto caldi durante l’uso.
Oggi la situazione è completamente diversa: un caricatore USB-C da 100 Watt può essere grande poco più di una scatola di fiammiferi, mentre alcuni modelli da 140 Watt occupano meno spazio degli alimentatori da 45 Watt di qualche anno fa.
La differenza non dipende soltanto dall’evoluzione dell’elettronica, ma soprattutto dall’introduzione del nitruro di gallio, più conosciuto con la sigla GaN.
Per decenni quasi tutti gli alimentatori hanno utilizzato transistor realizzati in silicio, un materiale economico, affidabile e facile da produrre. Il silicio, però, ha un limite: quando deve gestire elevate potenze produce calore e perde parte dell’energia sotto forma di dissipazione. Per mantenere temperature accettabili è necessario utilizzare componenti più grandi, dissipatori e trasformatori voluminosi.
Il nitruro di gallio è un materiale semiconduttore con proprietà molto diverse: a parità di potenza può lavorare a frequenze di commutazione più elevate, con perdite inferiori e una migliore efficienza energetica. È così possibile ridurre le dimensioni dei componenti magnetici e dei sistemi di raffreddamento. In definitiva, un alimentatore GaN può offrire la stessa potenza di un modello tradizionale occupando molto meno spazio.
Più piccolo non significa meno sicuro
Una domanda ricorrente riguarda la sicurezza: com’è possibile concentrare oltre 100 Watt in un alimentatore super compatto?
La risposta sta nell’elettronica di controllo: i moderni caricabatterie GaN integrano numerosi sistemi di protezione che monitorano costantemente temperatura, tensione e corrente. In caso di anomalie, l’alimentazione viene ridotta o interrotta automaticamente.
Naturalmente questo vale per prodotti progettati e certificati da produttori affidabili: un caricatore economico e privo delle necessarie certificazioni può invece offrire prestazioni inferiori o sistemi di protezione meno sofisticati. Per questo motivo è consigliabile scegliere alimentatori conformi agli standard di sicurezza e compatibili con USB Power Delivery.
Un caricatore, più dispositivi
Uno dei maggiori vantaggi dei caricabatterie GaN è la presenza di più porte USB-C e USB-A, gestite da un unico circuito di alimentazione.
Non significa però che ogni porta possa sempre erogare la potenza massima dichiarata: se colleghiamo un solo notebook, l’intera potenza può essere destinata a quel dispositivo.
Se invece colleghiamo contemporaneamente notebook, smartphone e cuffie wireless, il caricatore redistribuisce automaticamente l’energia disponibile. Alcuni modelli possono fornire 65 W sulla porta principale e suddividere i restanti 35 W tra le altre uscite; altri adottano schemi differenti, indicati nelle specifiche tecniche.
Per questo è sempre utile verificare come viene ripartita la potenza quando sono utilizzate più porte contemporaneamente.
| Potenza del caricatore | Ideale per |
|---|---|
| 30 W | Smartphone, auricolari, smartwatch |
| 45 W | Smartphone, tablet e notebook molto compatti |
| 65 W | Ultrabook, MacBook Air, Steam Deck, Nintendo Switch 2 |
| 100 W | Notebook professionali, docking station, ricarica multipla |
| 140 W | MacBook Pro 16″, workstation leggere e più dispositivi contemporaneamente |
| 240 W | Workstation ad alte prestazioni e futuri dispositivi compatibili con USB PD 3.1 EPR |
I caricabatterie che meritano davvero di essere acquistati
Negli ultimi anni il mercato si è riempito di alimentatori USB-C GaN, ma non tutti offrono lo stesso livello di qualità. Alcuni produttori si sono distinti per affidabilità, efficienza e cura progettuale.
Tra i marchi più apprezzati troviamo Anker, UGREEN, Baseus e Satechi, che propongono modelli adatti sia a chi cerca un caricatore compatto da viaggio sia a chi desidera alimentare contemporaneamente notebook, tablet e smartphone.
Un alimentatore da 65 W è generalmente sufficiente per la maggior parte degli ultrabook e rappresenta un’ottima scelta per chi vuole “viaggiare leggero”. Chi utilizza workstation mobili, docking station o ricarica più dispositivi nello stesso momento può invece orientarsi verso modelli da 100 o 140 W, capaci di gestire carichi più elevati senza rinunciare alla compattezza.
Più che inseguire il valore di potenza più alto disponibile, conviene valutare il numero di porte, la distribuzione dell’energia tra le uscite e la presenza di certificazioni ufficiali. Un buon caricatore è un accessorio destinato a durare molti anni e ad accompagnare diversi dispositivi nel tempo.
Scegliere un modello più potente può quindi essere un investimento sul futuro, soprattutto se si prevede di acquistare un notebook o altri dispositivi più esigenti nei prossimi anni.
12 falsi miti su USB-C
1. USB-C significa ricarica rapida
Falso.
USB-C descrive il connettore. Una porta può fornire ricarica base, USB Power Delivery oppure un protocollo proprietario. La forma da sola non consente di conoscere la potenza.
2. Un cavo da 240 W carica sempre più velocemente
Falso.
Il cavo stabilisce la potenza massima che può trasportare in sicurezza. Non aumenta la potenza accettata dal dispositivo.
Uno smartphone che negozia 25 W continuerà a ricevere 25 W sia con un cavo da 60 W sia con uno da 240 W, purché entrambi siano compatibili con il profilo richiesto.
3. Un caricatore da 140 W rovina il telefono
Falso.
Con USB Power Delivery, caricatore e dispositivo negoziano il profilo energetico. L’alimentatore non invia automaticamente la propria potenza massima. La tensione superiore viene attivata soltanto dopo la comunicazione tra le parti.
4. Tutti i cavi USB-C trasferiscono dati
Non necessariamente.
Alcuni cavi sono progettati principalmente per la ricarica e possono offrire soltanto USB 2.0. Altri potrebbero perfino essere destinati a funzioni molto limitate. Per SSD, monitor e dock è indispensabile controllare la velocità dati dichiarata.
5. Se il connettore entra, il monitor funzionerà
Falso.
Per inviare video, la porta deve supportare DisplayPort Alt Mode, USB4 o Thunderbolt. Una porta USB-C esclusivamente dati e ricarica non produce automaticamente un segnale video.
6. USB4 e Thunderbolt sono la stessa cosa
Falso.
Condividono parte della base tecnologica e possono essere interoperabili, ma non impongono esattamente gli stessi requisiti.
USB4 può essere implementato con differenti livelli di prestazione e funzionalità. Thunderbolt applica una piattaforma certificata con requisiti specifici stabiliti da Intel.
Thunderbolt 5 offre fino a 80 Gbps bidirezionali e può usare Bandwidth Boost fino a 120 Gbps in direzione del display; USB4 Version 2.0 abilita invece collegamenti USB fino a 80 Gbps su cavi compatibili.
7. USB4 significa sempre 80 Gbps
Falso.
USB4 comprende più livelli prestazionali. La presenza del nome USB4 non basta: bisogna verificare il logo o la velocità dichiarata dal produttore.
USB-IF promuove indicazioni orientate alla prestazione, come USB 20 Gbps, USB 40 Gbps e USB 80 Gbps, proprio per rendere più comprensibile la capacità effettiva. USB4 Version 2.0 consente fino a 80 Gbps, ma non trasforma automaticamente ogni porta USB4 preesistente in una porta da 80 Gbps.
8. Più porte significano più potenza
Falso.
Un caricatore da 100 W con quattro porte dispone generalmente di 100 W complessivi, non di 100 W per ciascuna uscita.
La potenza viene distribuita secondo combinazioni definite dal produttore.
9. Il GaN impedisce a un caricatore di scaldarsi
Falso.
Il nitruro di gallio permette progetti più efficienti e compatti, ma nessun alimentatore è privo di perdite. Un caricatore GaN ad alta potenza può diventare caldo, soprattutto quando lavora vicino al limite per lunghi periodi.
La differenza è che, a parità di progetto e condizioni, il GaN può contribuire a ridurre dimensioni e dissipazione rispetto a soluzioni tradizionali.
10. Un cavo molto lungo funziona come uno corto
Non sempre.
Alle alte velocità l’integrità del segnale diventa critica. I cavi più lunghi possono richiedere elettronica attiva o supportare velocità inferiori.
Per un SSD o una dock è prudente scegliere la lunghezza minima realmente necessaria.
11. Un power bank da 20.000 mAh ricarica due volte un notebook da 10.000 mAh
Falso.
I milliampereora sono significativi soltanto conoscendo la tensione di riferimento. Inoltre intervengono perdite di conversione, consumo del dispositivo durante l’uso e limiti del circuito.
Per confrontare batterie diverse è meglio usare i wattora:
Wh = V × Ah
12. La normativa europea impone la stessa velocità di ricarica per tutti i dispositivi
Non esattamente.
Le regole europee hanno introdotto USB-C come porta comune per numerose categorie e armonizzato l’uso della ricarica rapida compatibile, ma non obbligano ogni apparecchio ad avere identica potenza o identici tempi di ricarica. Smartphone, tablet e fotocamere rientrano nell’applicazione avviata a fine 2024, mentre per i laptop l’obbligo si estende nel 2026.
Il futuro di USB-C: uno standard ancora in evoluzione
La storia di USB-C è tutt’altro che conclusa. Le specifiche USB4 Version 2 portano la velocità teorica fino a 80 Gbps, raddoppiando la banda disponibile rispetto alla prima versione di USB4. Parallelamente, Thunderbolt 5 amplia ulteriormente le possibilità di collegamento per monitor ad altissima risoluzione, sistemi di archiviazione professionali e periferiche ad alte prestazioni.
Anche sul fronte dell’alimentazione il percorso è appena iniziato. I 240 watt introdotti con USB Power Delivery 3.1 sono già sufficienti per molti notebook professionali, ma l’evoluzione dell’hardware potrebbe richiedere nuovi profili energetici e ulteriori miglioramenti nella gestione dell’efficienza.
Quello che appare ormai certo è il ruolo centrale di USB-C: in pochi anni è passato dall’essere una novità riservata ai dispositivi di fascia alta a diventare il punto di incontro tra smartphone, computer, monitor, console, fotocamere e un numero crescente di accessori.