Ventoy contro Rufus: perché non esiste una soluzione perfetta per creare chiavette USB avviabili

Ventoy è comodo per il multiboot, ma non sempre affidabile, Rufus resta più solido per le installazioni singole. Tutte le differenze tra le migliori utilità per creare chiavette USB avviabili.

La discussione su quale sia il miglior strumento per creare supporti USB avviabili è destinata a ripetersi periodicamente tra amministratori di sistema, tecnici informatici e appassionati di Linux. Da una parte c’è chi considera Ventoy una rivoluzione che ha semplificato radicalmente la gestione delle immagini ISO. Dall’altra c’è uno stuolo di fedeli sostenitori di Rufus, Balena Etcher o del classico comando dd, convinti che affidabilità e compatibilità siano ancora più importanti della comodità.

Il punto di forza di Ventoy: una sola chiavetta per decine di sistemi operativi

Il successo di Ventoy deriva principalmente da un concetto tanto semplice quanto efficace. Invece di riscrivere completamente una chiavetta USB ogni volta che si desidera inserirvi un nuovo sistema operativo (da installare o avviare direttamente dal supporto rimovibile), Ventoy installa un bootloader dedicato e consente di copiare direttamente i file ISO sul dispositivo.

In pratica, una singola unità USB può contenere contemporaneamente:

  • diverse distribuzioni Linux;
  • immagini di installazione di Windows;
  • strumenti di diagnostica;
  • ambienti di recupero dati;
  • utilità di clonazione e backup.

Al momento dell’avvio, Ventoy mostra un menu dal quale scegliere l’immagine da eseguire. Per chi lavora frequentemente con sistemi operativi differenti o deve intervenire su numerose macchine, questa caratteristica rappresenta un vantaggio enorme.

L’importanza della scelta del supporto esterno e il supporto VHDX

D’altra parte è ormai impensabile dedicare una chiavetta da 64 o 128 GB a una sola ISO, quando lo stesso supporto può ospitare decine di strumenti differenti pronti all’uso. Tanto più se si parla si capienti unità SSD esterne.

Bene, nel caso di tutti i dispositivi, verificare almeno la compatibilità USB Gen 2: questi dispositivi USB consentono di trasferire dati velocemente, fino a 10 Gbps, in presenza di porte adeguate.

Un altro enorme vantaggio di Ventoy, è la possibilità di avviare installazioni di Windows vere e proprie tramite file VHDX. Questo significa, ad esempio, che si può esportare una macchina virtuale Hyper-V (anche da sistemi dotati di una configurazione hardware differente) e avviarla al boot da chiavetta USB/SSD esterno con Ventoy.

In un altro articolo abbiamo spiegato proprio come avviare file ISO e installazioni di Windows dalla stessa chiavetta USB.

A proposito di immagini VHDX, in un altro approfondimento abbiamo spiegato come clonare il PC Windows e avviarlo da un supporto rimovibile con Ventoy.

Ventoy: la compatibilità resta il principale tallone d’Achille

L’entusiasmo verso Ventoy si scontra tuttavia con un problema ricorrente: la compatibilità non è assoluta.

Con Windows 10, Windows 11, Linux Mint, Kali Linux, Clonezilla, Manjaro, EndevourOS e molte altre, l’esperienza con Ventoy è assolutamente positiva. Computer molto datati privi di un supporto UEFI, alcune distribuzioni Linux con requisiti specifici, sistemi BSD, Qubes OS, OpenSUSE Leap, progetti derivati da Universal Blue sono tutte situazioni in cui la semplice copia dell’ISO sulla chiavetta Ventoy non sempre garantisce un avvio corretto.

In tanti mantengono due dispositivi USB distinti per le operazioni di manutenzione: uno basato su Ventoy per i sistemi moderni e uno preparato con Rufus per gestire le situazioni più problematiche.

Perché Rufus continua a essere considerato il punto di riferimento

Nonostante Ventoy abbia conquistato una vasta base di utenti, Rufus continua a godere di una reputazione estremamente solida.

Quando Rufus scrive un’immagine in modalità dd, il contenuto dell’immagine ISO è trasferito settore per settore sul supporto USB. Il risultato è una replica del supporto originale, riducendo drasticamente le possibilità di incompatibilità.

Rufus può risultare meno innovativo dal punto di vista funzionale, ma è più prevedibile nel comportamento: quando occorre installare un sistema operativo su un computer sconosciuto o particolarmente delicato, la priorità diventa il successo dell’avvio e non la flessibilità della piattaforma.

A favore di Rufus citiamo anche gli strumenti integrati che consentono di:

Con il rilascio delle ultime versioni, Rufus si è parzialmente trasformato anche in uno strumento che configura supporti per l’installazione non presidiata di Windows 11, con l’eventuale rimozione automatica di app ritenute superflue (Copilot, Teams, Outlook e così via).

L’unico vero limite evidenziato dagli utenti Linux è l’assenza di una versione nativa per il sistema operativo open source.

Le preoccupazioni sulla trasparenza del progetto Ventoy

Oltre agli aspetti tecnici, il tema della trasparenza del codice conta moltissimo.

Quando si parla di Ventoy, molti ricordano la presenza di componenti binari precompilati all’interno del progetto, elementi che rendono più difficile una verifica completa del codice sorgente e la costruzione autonoma del software partendo esclusivamente dai sorgenti pubblici.

Il processo, noto come reproducible build, permette a chiunque di verificare che il programma compilato corrisponda esattamente al codice disponibile pubblicamente, eliminando dubbi sulla presenza di funzionalità nascoste o modifiche non documentate.

Ventoy opera in una fase particolarmente delicata del sistema: il boot. Un software che interviene durante l’avvio del computer gode infatti di privilegi molto elevati e, almeno in teoria, potrebbe influenzare il caricamento del sistema operativo.

La posizione dello sviluppatore di Ventoy

Di fronte alle critiche, lo sviluppatore principale di Ventoy ha progressivamente fornito chiarimenti sempre più dettagliati.

Innanzitutto ha sempre negato l’esistenza di codice nascosto o funzionalità non documentate all’interno del software. Secondo lo sviluppatore, la presenza dei binari contestati deriva principalmente da ragioni pratiche e storiche legate all’evoluzione del progetto, non da una volontà di nascondere parti del codice.

Per affrontare le preoccupazioni della comunità, sono stati inoltre pubblicati elenchi dettagliati dei componenti considerati problematici, accompagnati da spiegazioni sul loro ruolo all’interno dell’architettura di Ventoy. In diversi casi l’autore di Ventoy ha reso disponibili istruzioni di compilazione o indicazioni sulle dipendenze necessarie per ricostruire i file interessati.

Lo sviluppatore ha sostenuto che la conversione completa verso un sistema totalmente riproducibile richiede tempo e un significativo contributo della comunità. Ventoy, infatti, è mantenuto principalmente da un numero limitato di sviluppatori e deve garantire la compatibilità con una quantità enorme di sistemi operativi, firmware UEFI, BIOS legacy e configurazioni hardware differenti.

Balena Etcher continua a dividere gli utenti

Se Ventoy e Rufus raccolgono la maggior parte dell’attenzione, un’ulteriore alternativa come Balena Etcher continua a suscitare opinioni estremamente contrastanti.

I sostenitori apprezzano soprattutto l’interfaccia estremamente semplice, la disponibilità multipiattaforma, la facilità di utilizzo per utenti inesperti.

I detrattori, invece, criticano il consumo elevato di risorse, l’utilizzo di Electron, alcune esperienze negative durante la scrittura delle immagini, la presenza di funzionalità considerate superflue rispetto alle esigenze di uno strumento così specifico. In ogni caso, la percezione di affidabilità rispetto a un tool come Balena Etcher varia notevolmente in base all’hardware utilizzato e al tipo di immagini da gestire.

Soluzioni alternative per scenari professionali

Tra gli utenti più esperti compaiono anche alternative meno conosciute ma particolarmente interessanti.

Alcuni citano i dispositivi IODD,enclosure hardware capaci di emulare direttamente un lettore CD/DVD virtuale. In questo modo il sistema vede l’immagine ISO come se fosse un supporto ottico reale, garantendo livelli di compatibilità estremamente elevati anche su macchine molto vecchie.

Altri fanno riferimento a Easy2Boot, YUMI, Fedora Media Writer, WinSetupFromUSB, PXE e iPXE per il boot via rete. Sono soluzioni più specialistiche e meno adatte per un uso corrente. PXE (Preboot eXecution Environment) consente l’avvio di installazioni e sistemi operativi attraverso la rete locale, a patto che il BIOS sia correttamente configurato.

È una soluzione della quale abbiamo parlato spesso nelle pagine de IlSoftware.it ma che è adatta, principalmente per attività di manutenzione, soprattutto in ambito aziendale. Ricordiamo di averla consigliata, ad esempio, per risolvere la schermata blu causata dal software CrowdStrike a luglio 2024 ripristinando al boot i file necessari in maniera del tutto automatica.

La vera conclusione: dipende dall’utilizzo

La convinzione che Ventoy sia “molto migliore di qualsiasi altra soluzione” non può trovare un consenso unanime: ogni strumento nasce per risolvere problemi differenti.

Ventoy eccelle quando serve gestire molte immagini ISO su un unico supporto e aggiornare rapidamente il proprio arsenale di strumenti. Rufus continua a rappresentare una delle opzioni più affidabili quando l’obiettivo è creare una singola chiavetta di installazione con la massima compatibilità possibile, e soprattutto personalizzare l’installazione di Windows assicurandosi l’installazione su qualunque sistema. Balena Etcher punta invece sulla semplicità e sull’accessibilità.

Per chi lavora quotidianamente con i sistemi operativi ed è chiamato a gestire ampi parchi macchine, la soluzione più efficace non consiste nello scegliere un unico software, ma nel conoscere pregi e limiti di ciascuno, utilizzando poi il più adatto al contesto specifico.

In definitiva, il quesito non dovrebbe essere “Ventoy o Rufus“, ma piuttosto “quando usare Ventoy e quando usare Rufus?”. D’altra parte, nessuno strumento è perfetto, ma ciascuno può diventare indispensabile al momento giusto.

In un altro articolo abbiamo spiegato perché dovreste installare Windows 11 su un’unità USB esterna: disporre di una copia di Windows capace di avviarsi su qualunque PC, indipendentemente dalla configurazione hardware, con tutte le utilità di backup, ripristino e recupero dati già installate pronte per l’uso non ha prezzo.

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