I laptop progettati per l’Intelligenza Artificiale stanno affrontando un limite che non riguarda soltanto la potenza di CPU, GPU e NPU.
L’inferenza dell’AI locale richiede carichi più intensi e prolungati, capaci di generare quantità crescenti di calore. Allo stesso tempo, memorie più veloci e bus più ampi occupano spazio prezioso sulla scheda madre, proprio quello normalmente destinato a ventole, heat pipe e dissipatori.
Il risultato è un equilibrio sempre più complesso tra prestazioni sostenute, autonomia, rumorosità e spessore dello chassis. Un’analisi realizzata da Ventiva insieme a Moor Insights & Strategy indica nella progettazione termica uno dei fattori destinati a influenzare maggiormente la prossima generazione di PC AI.
La memoria riduce lo spazio per il raffreddamento
Nell’inferenza locale, la velocità non dipende esclusivamente dalla capacità di calcolo. Un parametro importante è il numero di token elaborati ogni secondo, che può essere limitato dalla banda disponibile verso la memoria prima ancora che il processore raggiunga il proprio potenziale teorico.
Molti notebook utilizzano oggi bus a 128 bit con memoria LPDDR5, arrivando a circa 150 GB/s di banda. Le architetture più recenti adottano però interfacce più ampie: Qualcomm ha introdotto configurazioni a 192 bit, mentre alcune soluzioni client di AMD e NVIDIA arrivano a 256 bit.
Apple segue un approccio differente, integrando la memoria direttamente nel package del processore. Questa scelta riduce la distanza tra memoria e SoC, ma richiede una progettazione della scheda madre diversa da quella tipica dei PC Windows.
Con l’arrivo della LPDDR6, i collegamenti dovranno rimanere estremamente brevi per preservare l’integrità del segnale. L’analisi di Ventiva considera tracce inferiori a 25 millimetri, una distanza che può sovrapporsi allo spazio necessario per ventole, heat pipe e altri componenti termici.
Il raffreddamento a stato solido
Una ventola richiede non soltanto il rotore, ma anche aperture, condotti, motore e un dissipatore adeguato. Nei notebook sottili, ogni millimetro sottratto alla scheda madre può incidere sulla capacità di installare memoria, SSD o batterie più grandi. Inoltre, prese d’aria collocate sul fondo possono aumentare la resistenza al flusso quando il computer viene appoggiato su una superficie.
Per superare questi vincoli, Ventiva propone il raffreddamento ionico. Il sistema sfrutta un campo elettrico per accelerare particelle cariche e generare un flusso elettroidrodinamico, senza utilizzare un rotore tradizionale. I moduli possono essere distribuiti in zone differenti dello chassis, indirizzando il raffreddamento verso CPU, GPU o NPU.
Al CES 2026, un prototipo Ventiva con tre moduli da 62 millimetri ha raggiunto 44,3 W di potenza complessiva in uno chassis inferiore a 16 millimetri, supportando una batteria fino a 77 Whr. L’azienda dichiara inoltre il recupero di 7.200 mm² di superficie sulla scheda madre. Si tratta di dati relativi a un reference design, non di prestazioni generalizzabili a ogni prodotto.
Il vero banco di prova sarà comunque la potenza sostenuta. Eliminare la ventola non elimina il calore: l’energia termica deve ancora essere trasferita all’esterno, tenendo conto di superficie, temperatura ambientale, dissipatore e consumi aggiuntivi. Per questo il raffreddamento a stato solido non sostituirà necessariamente le soluzioni tradizionali, ma potrebbe affiancarle nei notebook AI più compatti. Con memorie LPDDR6 e bus sempre più larghi attesi tra il 2027 e il 2028, la gestione termica potrebbe diventare il principale elemento di differenziazione tra un laptop capace di mantenere alte prestazioni e uno che le raggiunge soltanto per pochi secondi.