I data center europei dovranno rendere più trasparente il loro impatto su energia e risorse idriche.
La Commissione europea ha proposto un sistema comune di classificazione della sostenibilità per le strutture informatiche con capacità superiore a 500 kW, collegando la raccolta dei dati alla futura definizione di requisiti minimi di prestazione.
La misura arriva mentre l’espansione della capacità di calcolo per servizi cloud e Intelligenza Artificiale aumenta la pressione sulle reti elettriche e sulle risorse locali. Secondo i dati citati dalla Commissione e dall’Agenzia internazionale dell’energia, nel 2024 i data center dell’Unione hanno consumato 68 TWh di elettricità. La previsione per il 2030 raggiunge 114 TWh, oltre il 3% della domanda elettrica europea.
Come funzionerà il nuovo sistema europeo
Il nuovo meccanismo punta a trasformare informazioni oggi frammentarie in indicatori confrontabili. Gli operatori dovranno comunicare parametri relativi all’efficienza energetica, all’impiego dell’acqua e all’integrazione della struttura con il sistema energetico locale. Tra gli elementi considerati rientra anche la capacità di recuperare il calore di scarto prodotto dai server e destinarlo ad altri utilizzi.
Per l’acqua, la valutazione non riguarderà soltanto il volume impiegato. Sarà rilevante anche il rapporto tra i consumi della struttura e il livello di stress idrico dell’area in cui opera. La distinzione è importante perché lo stesso quantitativo può avere conseguenze molto diverse in una zona ricca d’acqua o in un territorio sottoposto a forte pressione sulle risorse.
La proposta non stabilisce ancora un limite generale alla quantità di elettricità o acqua che ogni struttura potrà utilizzare. L’obiettivo immediato è creare una base informativa omogenea che consenta di confrontare le prestazioni e individuare con maggiore precisione le infrastrutture meno efficienti. La Commissione considera inoltre il sistema un possibile supporto alla successiva introduzione di standard minimi di prestazione.
Perché i consumi dei data center preoccupano l’UE
La crescita della capacità di calcolo introduce una difficoltà che riguarda anche la pianificazione energetica. Una struttura ad alta densità di server concentra consumi significativi in un singolo punto della rete e necessita di sistemi di raffreddamento proporzionati al calore prodotto dall’elettronica. L’aumento della domanda può quindi richiedere interventi sulle infrastrutture elettriche locali e una valutazione più attenta della disponibilità d’acqua.
La trasparenza assume valore anche per la futura localizzazione delle infrastrutture. Con dati omogenei sarà più semplice valutare se una nuova struttura può inserirsi in un’area senza aggravare eccessivamente i vincoli esistenti, considerando contemporaneamente elettricità, acqua e possibilità di recupero del calore. Per gli operatori, invece, la qualità delle metriche potrebbe diventare un elemento sempre più rilevante nella progettazione e nella gestione degli impianti.
La Commissione ha aperto una fase di consultazione di due mesi durante la quale Parlamento europeo e Consiglio potranno esaminare le nuove regole. Se il procedimento seguirà il calendario previsto, le prime etichette di sostenibilità per i data center dovrebbero comparire nel 2027. Il passaggio successivo potrebbe essere ancora più significativo: utilizzare i dati raccolti non soltanto per informare, ma per definire criteri tecnici comuni applicabili alle infrastrutture digitali europee.