Il rapporto tra OpenAI e Microsoft entra in una fase delicata con la revisione di uno degli elementi più caratteristici dell’accordo originario: il profit cap, ovvero il tetto massimo ai ritorni economici garantiti agli investitori.
Si tratta di un meccanismo insolito nel panorama tech, pensato per tenere insieme obiettivi commerciali e missione di ricerca senza che il secondo venga sacrificato al primo. Le discussioni in corso suggeriscono che questo equilibrio potrebbe essere ridisegnato, con conseguenze rilevanti per entrambe le parti.
Cos’è il profit cap e perché esiste
OpenAI è nata come organizzazione con una struttura ibrida: una componente no-profit che controlla una società a scopo di lucro, nella quale gli investitori possono ottenere rendimenti, ma entro un limite prefissato. L’idea originaria era evitare che la corsa al profitto deviasse la ricerca dai suoi obiettivi dichiarati, ovvero sviluppare un’Intelligenza Artificiale sicura e benefica per l’umanità.
Microsoft è entrata in questo schema investendo miliardi di dollari e ottenendo diritti su ricavi e tecnologia. La partnership ha permesso l’integrazione dei modelli OpenAI in prodotti come Copilot e Azure, trasformando l’azienda in un asset strategico centrale per il gruppo di Redmond. Modificare ora le regole del gioco significa rinegoziare un equilibrio costruito nel tempo.
L’accordo rivisto: cosa cambia concretamente
Il nuovo accordo stabilisce che Microsoft rimane il cloud partner primario di OpenAI, con i prodotti della società che verranno distribuiti in via preferenziale su Azure. OpenAI può ora servire i propri prodotti a clienti su qualsiasi cloud provider, e Microsoft mantiene la licenza sulla proprietà intellettuale di modelli e prodotti fino al 2032.
Microsoft supporta la trasformazione di OpenAI in una Public Benefit Corporation (PBC) e la ricapitalizzazione che ne consegue. A seguito di questa operazione, il colosso di Redmond detiene una quota in OpenAI Group PBC valutata a circa 135 miliardi di dollari, pari a circa il 27% su base diluita, includendo dipendenti, investitori e OpenAI Foundation.
L’accordo prevede anche che la società si sia impegnata ad acquistare 250 miliardi di dollari incrementali di servizi Azure, mentre Microsoft rinuncia al diritto di prelazione come fornitore di infrastruttura computazionale. Un dettaglio che segnala quanto l’equilibrio di potere tra i due si stia ridefinendo.
Cosa rimane invariato e quali sono i rischi
La partnership rimane centrale e solida: Microsoft e OpenAI continuano a collaborare su ricerca, ingegneria e sviluppo prodotto, con i diritti di licenza esclusiva sulla proprietà intellettuale invariati. Le collaborazioni di OpenAI con altri partner, come Amazon, erano già previste dagli accordi esistenti. OpenAI
Il rovescio della medaglia è strutturale. Un’azienda orientata al profitto risponde in modo diverso ai propri stakeholder rispetto a una con una missione istituzionale dichiarata. Le scelte su sicurezza, trasparenza e ritmo di sviluppo dei modelli potrebbero essere influenzate da logiche di mercato più di quanto non avvenga oggi.
Non è una preoccupazione teorica: è esattamente il dibattito che ha portato, nel novembre 2023, alla crisi interna culminata con la temporanea rimozione di Sam Altman dal ruolo di CEO. L’esito di questo confronto definirà non solo il futuro della partnership tra OpenAI e Microsoft, ma anche il modello di riferimento per le aziende AI che verranno dopo.