Nuova tecnologia permette di raggiungere i 430 Tbps su fibra ottica

Ricercatori NICT e Aston University dimostrano 430 Tbps su fibra ottica standard usando la O-band e ESCL band.
Nuova tecnologia permette di raggiungere i 430 Tbps su fibra ottica

Un nuovo traguardo nel campo delle telecomunicazioni scuote il panorama internazionale: 430 Tbps di velocità trasmissiva raggiunti utilizzando fibra ottica standard, senza la necessità di nuovi cablaggi.

Un risultato che arriva dal lavoro congiunto del NICT (National Institute of Information and Communications Technology) giapponese e della britannica Aston University, e che apre scenari inediti sull’ottimizzazione delle infrastrutture già esistenti. In termini pratici, questo significa che un file da 80 GB potrebbe essere scaricato in un millisecondo, spostando ancora più avanti i confini delle performance possibili sulle reti ottiche.

Il cuore di questa rivoluzione tecnologica è rappresentato dall’impiego di tecniche di trasmissione all’avanguardia, capaci di sfruttare porzioni di spettro tradizionalmente poco utilizzate, come la O-band e la ESCL band. Ma non solo: la vera innovazione risiede nella capacità di gestire simultaneamente più modalità trasmissive all’interno di un singolo canale ottico. Questo approccio, oltre a incrementare la capacità trasmissiva, permette di mantenere invariati i cavi già installati, abbattendo drasticamente i costi e i tempi di implementazione.

Un record che ha risvolti pratici sul concetto di fibra ottica

Il nuovo record non è un episodio isolato, ma si inserisce in una serie di risultati che stanno ridefinendo le possibilità della comunicazione ottica.

Lo stesso team aveva già stabilito il primato di 1.02 Pbps su una distanza di 1.808 km, utilizzando una 19 core fiber a sezione standard. Questo ha permesso di fissare nuovi parametri di efficienza nella relazione tra capacità e distanza, elementi cruciali per la progettazione delle reti di nuova generazione.

La vera svolta tecnica si concentra sull’estensione della finestra operativa della fibra, attraverso l’utilizzo di lunghezze d’onda finora marginali e l’adozione del parallelismo modale. In sostanza, i ricercatori hanno dimostrato che è possibile massimizzare lo sfruttamento delle fibra ottica standard già in opera, incrementando l’efficienza spettrale di circa il 20% rispetto alle soluzioni convenzionali. Un risultato che potrebbe rivoluzionare il modo in cui si pensa all’evoluzione delle infrastrutture di rete, privilegiando l’ottimizzazione rispetto alla sostituzione.

Le sfide da affrontare

Nonostante l’entusiasmo per i risultati ottenuti in laboratorio, il percorso verso l’adozione su larga scala presenta ancora numerose sfide. Tra queste, la gestione del rumore e delle interferenze tra modalità rappresenta un ostacolo non trascurabile, così come la necessità di definire standard comuni per i dispositivi attivi e l’integrazione con gli amplificatori e le infrastrutture già operative. Sul piano economico, se da un lato l’uso della fibra ottica standard riduce i costi di posa, dall’altro l’adozione commerciale richiederà investimenti in componenti avanzati come trasmettitori e ricevitori di nuova generazione, aggiornamenti degli apparati di gestione e una validazione estesa su percorsi reali.

Fornitori di equipaggiamenti e gestori di rete dovranno quindi valutare con attenzione il rapporto costi-benefici e la compatibilità delle nuove soluzioni con gli ecosistemi infrastrutturali esistenti. In questo scenario, il contributo del NICT e della Aston University si distingue come un passo avanti di rilievo, capace di stimolare sia la ricerca accademica che l’industria verso l’obiettivo di rendere questi risultati disponibili, stabili e convenienti per cittadini e organizzazioni.

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