Le confezioni sembrano autentiche, i sigilli intatti, il peso corretto. Dentro, però, non ci sono moduli DDR5 ma vecchi chip DDR2 incollati a piastre metalliche o nascosti sotto dissipatori contraffatti.
La nuova ondata di truffe che colpisce il mercato della memoria RAM sta diventando sempre più difficile da individuare, e coinvolge marketplace popolari, componenti di fascia alta e prodotti venduti come nuovi.
Il caso più discusso nelle scorse settimane riguarda un acquirente che aveva ordinato kit ADATA XPG DDR5-6000 da 32 GB tramite Amazon Spagna. All’apertura, la confezione apparentemente sigillata in fabbrica conteneva moduli DDR2 modificati esteticamente per imitare RAM moderne. La vicenda arriva in un momento delicato per il settore DRAM: prezzi elevati, disponibilità ridotta e domanda crescente legata ai datacenter AI hanno reso questi componenti un bersaglio redditizio per le reti di contraffazione.
Come funzionano le truffe sui moduli DDR5
La tecnica più diffusa è relativamente semplice ma difficile da smascherare. I truffatori acquistano kit originali, sostituiscono i moduli autentici con componenti obsoleti e aggiungono pesi metallici per replicare la massa della confezione. Il prodotto viene poi restituito al marketplace come articolo non aperto. Gli adesivi sui dissipatori imitano fedelmente quelli dei produttori reali; alcune unità presentano persino heatspreader RGB riconoscibili. Il problema è che i sistemi logistici automatizzati raramente verificano il contenuto interno di ogni reso quando il packaging appare integro.
La DDR5 è diventata un obiettivo così appetibile per ragioni economiche precise. La crescita dell’Intelligenza Artificiale generativa ha spinto Samsung, Micron e SK Hynix a concentrare la produzione verso memorie ad alte prestazioni per datacenter, riducendo la disponibilità consumer. Alcuni report segnalano aumenti di prezzo superiori al 200% rispetto ai listini del 2024, rendendo certi kit da 32 e 64 GB certificati XMP o EXPO comparabili per valore commerciale alle schede video di alto livello.
Come riconoscere un kit sospetto e proteggersi
I segnali fisici più comuni includono dissipatori disallineati, adesivi di qualità inferiore agli standard e codici seriali che non coincidono con quelli sulla confezione.
Sul piano tecnico, i chip DDR2 o DDR3 hanno un layout elettrico e una densità visivamente diversi dai package DRAM moderni: un controllo attento spesso basta a individuare il problema.
Dal punto di vista software, strumenti come CPU-Z, Thaiphoon Burner o MemTest86 permettono di leggere le informazioni SPD, verificare il produttore reale dei chip e confrontare timing e capacità con le specifiche dichiarate. Qualsiasi discrepanza è un segnale d’allarme.
Sul fronte dei produttori, Corsair ha introdotto confezioni trasparenti con etichette anti-manomissione per alcune linee Vengeance DDR5. Altri brand stanno adottando QR code verificabili e seriali univoci. Chi acquista componenti costosi dovrebbe comunque registrare in video l’unboxing: è spesso la prova più efficace in caso di contestazione con il marketplace.