In Iran, dalla fine di dicembre 2025, una nuova ondata di proteste — innescata da fattori economici (crollo della valuta, caro-vita) e rapidamente trasformatasi in una contestazione politica più ampia — sta incontrando una risposta durissima da parte dell’apparato di sicurezza. In parallelo alla repressione sul territorio, le autorità stanno limitando le comunicazioni in modo pesante con blackout della connettività Internet disposta a livello nazionale.
Quando la rete sparisce: Briar, mesh “di fortuna” e ritorno della comunicazione locale
Gli shutdown di Internet non sono fantascienza né qualcosa che riguarda solo “Paesi lontani”. Quando un governo spegne (o degrada selettivamente) connettività mobile e dorsali, il problema non è solo “non posso aprire i social”. Ciò che crolla è l’intero strato di coordinamento: notizie, soccorsi, logistica, verifica delle informazioni, strumenti di lavoro, comunicazione e produttività. In questo vuoto si inseriscono strumenti progettati per vivere anche senza infrastruttura globale, come Briar, un’applicazione opensource (distribuita sotto licenza GNU GPLv3) che può sincronizzare messaggi e contenuti via Bluetooth e WiFi quando Internet non è disponibile, e usare la rete Tor quando lo è.
Abbiamo presentato le funzionalità di Briar in un altro nostro approfondimento e sono proprio le sue caratteristiche che hanno portato sempre più utenti iraniani a farne uso. Briar è infatti uno dei pochissimi software di messaggistica pensati esplicitamente per scenari di interruzione della rete: niente server centrali “da bloccare”, sincronizzazione diretta tra dispositivi e meccanismi di condivisione offline che funzionano anche in condizioni di emergenza.
Briar non può risolvere uno shutdown di Internet ma cambia il modello di comunicazione
Briar non è una bacchetta magica che “ripristina Internet”. Funziona perché, in assenza di rete globale, abbassa l’ambizione: invece di affidarsi a un’infrastruttura remota (server, DNS, CDN, cloud), costruisce una rete locale opportunistica.
I dati possono propagarsi tra persone che entrano in contatto (via Bluetooth) o condividono la stessa rete (WiFi) e possono rimbalzare tramite comunità, luoghi di incontro, hotspot improvvisati. Dal punto di vista architetturale, se la dorsale muore, rimangono “isole di rete”. Briar prova a farle parlare.
Mesh “leggera” via Bluetooth/WiFi, ma con limiti fisici e di sicurezza
Bluetooth e WiFi sono tecnologie molto utili per mettere in piedi forme di comunicazione efficaci in situazioni di emergenza perché sono già supportate dagli smartphone. Ci sono però dei limiti dai quali non è possibile prescindere:
- Raggio e densità: Bluetooth classico/LE è a corto raggio; WiFi migliora ma resta legato alla presenza di ostacoli, potenza e contesto urbano. La portata reale è spesso inferiore alle aspettative, soprattutto in mobilità.
- Modello di minaccia: anche se i contenuti sono cifrati e illeggibili, restano osservabili elementi come la presenza dei dispositivi, i pattern di traffico, la prossimità fisica e la tempistica delle comunicazioni; in contesti ostili, queste informazioni di contesto (i metadati) possono rivelarsi altrettanto sensibili quanto il contenuto stesso dei messaggi.
- Operatività: una rete opportunistica è “intermittente” per definizione. Questo è un pregio (non c’è un server da buttare giù) e un difetto (non si ha garanzia di consegna immediata).
Briar, consapevolmente, privilegia la sicurezza del contenuto e l’assenza di infrastruttura centrale rispetto alla comodità del “sempre online”.
Il vero valore: contenuti “replicabili”, non solo chat 1:1
Le chat dirette sono utili, ma durante crisi e shutdown spesso conta di più la diffusione robusta di informazioni (aggiornamenti, avvisi, liste, istruzioni, contatti di fiducia).
Briar, oltre ai messaggi, supporta forme di condivisione che possono comportarsi da “bollettino” e che, soprattutto, sono replicate su più dispositivi: più copie esistono, più diventa difficile far sparire un’informazione senza sequestrare fisicamente ogni nodo.
Si tratta di una logica è diametralmente opposta alla comunicazione moderna dominata da piattaforme e “punti di controllo”.
La recente polemica tra Cloudflare e AGCOM su Piracy Shield e sul ritiro di servizi/server è un esempio perfetto di quanto sia delicato l’equilibrio del quali oggi beneficiamo: che la si legga come tutela del copyright o come eccesso regolatorio, il fatto rimane che una parte non banale dell’ecosistema Web dipende da pochi attori infrastrutturali. Un conflitto legale può diventare un rischio tecnico e operativo per molti.
Come funziona Briar, in pratica
Briar è un software di messaggistica pensato per attivisti, giornalisti e, più in generale, per chi ha bisogno di comunicare quando l’infrastruttura tradizionale è inaffidabile od ostile.
L’installazione e l’utilizzo di Briar sono volutamente molto semplici: su Android l’applicazione si installa via Google Play (oppure via F-Droid o download diretto), si crea un account locale (non recuperabile se si disinstalla o si perde la password) e i contatti si aggiungono o “da vicino” tramite scansione QR — che riduce il rischio di impersonificazione — oppure “a distanza” scambiando link briar:// all’interno di una finestra temporale stabilita per il completamento della richiesta.
Da lì, Briar gestisce chat private end-to-end, presentazioni tra contatti, gruppi privati, forum “aperti” e un blog integrato con possibilità di “ripubblicazione” degli argomenti. L’app può inoltre importare feed RSS scaricandoli via Tor, così che l’informazione possa essere ripubblicata e replicata senza dipendere da piattaforme centrali.
LoRa e Meshtastic: più raggio, meno banda
Quando si parla di reti mesh resilienti, prima o poi salta fuori LoRa e, nel mondo maker, Meshtastic. Il punto di forza è evidente: portate spesso superiori rispetto a Bluetooth/WiFi e consumi contenuti. Il punto debole è altrettanto strutturale: banda ridotta, canali condivisi e rischio di congestione.
Meshtastic ha scelto un approccio chiamato Managed Flood Routing, ottimizzato per topologie dinamiche e dispositivi piccoli, evitando il costo di tabelle di routing “classiche”; ma l’inoltro di tipo flooding, per quanto “gestito”, tende a soffrire quando la densità e il traffico aumentano (eventi affollati, contesti urbani).
Il risultato è che queste reti danno il meglio di sé in contesti sparsi e a bassa densità, come attività outdoor, emergenze locali o comunicazioni intermittenti, mentre soffrono negli ambienti urbani affollati o durante eventi con molti partecipanti attivi. A questo si aggiunge un aspetto spesso sottovalutato: l’uso di bande condivise (ISM) rende il sistema non solo congestionabile, ma anche relativamente facile da disturbare o degradare in modo selettivo, senza bisogno di un controllo capillare del territorio.
C’è poi una differenza culturale rispetto a soluzioni come Briar: LoRa e Meshtastic richiedono hardware dedicato, configurazione preventiva, una certa competenza radio e una pianificazione minima della rete. Sono quindi soluzioni più autonome ma al tempo stesso più difficili da adottare rapidamente e su larga scala.