Google Foto ha risolto un bug che da mesi impediva l’apertura di archivi ZIP superiori a 4 GB generati tramite Google One Storage Manager su PC.
Il problema, segnalato da numerosi utenti, rendeva inutilizzabili i file scaricati pur lasciando intatti i dati originali salvati nel cloud. La correzione è stata distribuita lato server e ora i nuovi download funzionano correttamente, indipendentemente dalla dimensione dell’archivio.
Cosa causava il problema
Il bug era legato a un limite storico del formato ZIP classico: le intestazioni a 32 bit supportano archivi fino a 4 GB. Le implementazioni moderne utilizzano l’estensione ZIP64 per superare questa soglia, ma richiedono una gestione corretta lato software.
Nel caso di Google One Storage Manager, la struttura dell’archivio veniva scritta in modo errato non appena si superava quella dimensione, corrompendo i metadati e rendendo il file illeggibile dai comuni software di decompressione.
Per chi ha già effettuato download durante il periodo interessato dal bug, Google propone due soluzioni. La prima, e più semplice, è ripetere l’esportazione: con il fix attivo, il sistema genera un nuovo archivio valido. La seconda opzione è un tool ufficiale di riparazione che analizza le parti integre del file ZIP corrotto e tenta di ricostruire un pacchetto utilizzabile. Google ha indicato la disponibilità di questo strumento fino al primo giugno 2027.
Cosa fare per evitare problemi futuri
Anche con il bug risolto, chi utilizza Google Foto come sistema di backup principale può adottare alcune precauzioni.
Suddividere gli export in più archivi di dimensione contenuta riduce il rischio di problemi legati a limiti di formato. Verificare l’integrità dei file scaricati tramite checksum e mantenere copie ridondanti rimane una pratica consigliabile in qualsiasi workflow di archiviazione digitale. Il processo di esportazione resta un punto critico nelle infrastrutture cloud, dove errori di serializzazione possono emergere in condizioni specifiche anche dopo una correzione.
La vicenda mette in luce come un dettaglio tecnico apparentemente marginale possa compromettere l’affidabilità percepita di un servizio usato da oltre un miliardo di persone. I dati originali non sono mai stati a rischio, ma l’impossibilità di esportarli correttamente rappresentava un problema concreto, soprattutto per chi gestisce archivi estesi o utilizza Google Foto come soluzione di backup principale.