Il menu Start di Windows 95 entra 10 volte in quello di Windows 11

Il confronto tra Windows 95 e Windows 11 mostra quanto sia cambiato il menu Start. Risoluzioni, DPI, nuove funzioni e scelte progettuali spiegano una crescita, in dimensioni e funzionalità, che continua a dividere gli utenti.

Il menu Start di Windows 95, uno degli elementi più riconoscibili nella storia dell’informatica personale, può essere inserito più di 10 volte all’interno dell’attuale menu Start di Windows 11. A prima vista sembra una curiosità grafica; osservandola meglio racconta invece l’evoluzione dell’interfaccia utente, dell’hardware e delle priorità progettuali di Microsoft.

Quando Windows 95 arrivò sul mercato nell’agosto del 1995, la maggior parte dei PC domestici utilizzava monitor CRT da 14 o 15 pollici con risoluzioni comprese tra 640×480 e 800×600 pixel. Oggi molti utenti lavorano su schermi Full HD da 1920×1080 pixel, pannelli QHD da 2560×1440 oppure display 4K. La crescita del numero di pixel disponibili ha modificato radicalmente il modo in cui sono progettati menu, finestre e controlli grafici.

La differenza non riguarda soltanto le dimensioni assolute. Entrano in gioco densità dei pixel, fattori di scaling, nuove modalità di interazione e un numero molto più elevato di funzioni integrate nel sistema operativo. Il menu Start di Windows 11 è oggi un elemento che occupa una porzione significativa dello schermo, pur svolgendo compiti molto diversi rispetto al suo antenato degli anni ’90.

Evoluzione menu Start da Windows 95 a Windows 11

Evoluzione del menu Start da Windows 95 a Windows 11 (fonte immagine: 2204happy, r/windows).

Quando il menu Start era poco più di un elenco di programmi

Windows 95 introdusse il pulsante Start come punto di accesso centrale alle applicazioni installate, ai documenti recenti e alle impostazioni del sistema. La struttura era estremamente semplice: una colonna con poche voci, sottomenu gerarchici e un numero limitato di elementi visibili contemporaneamente.

Proprio intorno al nuovo menu, Microsoft costruì parte del successo di Windows 95 e, certamente, imperniò la storica campagna pubblicitaria costruita attorno al brano Start Me Up dei Rolling Stones.

Allora le limitazioni hardware influenzavano ogni scelta progettuale: le schede video dell’epoca disponevano spesso di pochi megabyte di memoria e i monitor CRT lavoravano con frequenze di aggiornamento che diminuivano all’aumentare della risoluzione. Portare un display da 15 pollici a 1024×768 pixel significava spesso accettare immagini meno nitide e un fastidioso sfarfallio.

Il menu Start di Windows 95 doveva risultare leggibile su schermi relativamente piccoli e con una quantità di spazio disponibile molto inferiore rispetto agli standard attuali. I progettisti privilegiarono quindi compattezza e immediatezza.

Dalla crescita delle risoluzioni ai display ad alta densità

Guardare soltanto il numero di pixel può portare a conclusioni fuorvianti: un menu da 300 pixel di larghezza nel 1995 e uno da 300 pixel nel 2026 non occupano necessariamente la stessa area fisica sullo schermo.

Con l’arrivo dei pannelli LCD e successivamente dei display ad alta densità, Windows ha introdotto meccanismi di DPI scaling per mantenere leggibili testi e controlli grafici. Un monitor moderno da 27 pollici con risoluzione 4K concentra molti più pixel nello stesso spazio fisico rispetto a un vecchio CRT da 15 pollici.

L’interfaccia (spesso vituperata a più riprese nel caso di Microsoft) deve adattarsi a dispositivi molto diversi tra loro: notebook da 13 pollici, monitor ultrawide da oltre 34 pollici, schermi touch e workstation multi monitor. Un elemento progettato esclusivamente in funzione della risoluzione rischierebbe di risultare inutilizzabile in molti scenari.

Perché il menu Start di Windows 11 appare così grande

Sono in tanti a ritenere che il menu Start di Windows 11 occupi troppo spazio rispetto alle informazioni realmente utili mostrate sullo schermo. Nel corso degli anni, le critiche al menu Start di Windows 11 sono piovute da diversi ingegneri ex Microsoft.

Redmond ha infatti progressivamente trasformato il menu Start da semplice elenco di applicazioni a superficie multifunzione. Oltre ai programmi installati, l’interfaccia integra suggerimenti, file recenti, contenuti sincronizzati tramite account Microsoft, collegamenti a dispositivi mobili e strumenti di ricerca avanzata. Le versioni più recenti di Windows 11 hanno inoltre adottato una struttura a pagina singola con sezioni scorrevoli e layout adattivi che cambiano in base alla dimensione dello schermo.

Secondo le build di anteprima distribuite da Microsoft nel corso del ciclo di sviluppo di Windows 11 24H2 e 25H2, il menu Start ha ricevuto una revisione sostanziale: area delle applicazioni ampliata, elenco completo integrato nella schermata principale e maggiore integrazione con funzionalità collegate allo smartphone.

Non tutti, però, apprezzano questa direzione: una parte della comunità continua a preferire lo schema più compatto di Windows XP o Windows 7, dove la navigazione risultava meno dispersiva e richiedeva un numero ridotto di elementi visivi.

Il caso Windows 8 e l’esperimento dello Start Screen

Nel confronto storico molti utenti ricordano anche Windows 8, spesso assente nelle immagini comparative perché il suo approccio era completamente diverso. Microsoft eliminò il tradizionale menu Start sostituendolo con lo Start Screen, una schermata a pieno schermo basata su riquadri dinamici.

L’obiettivo era creare un’interfaccia uniforme tra PC tradizionali e dispositivi touch. La reazione del mercato fu tutt’altro che entusiasta. Molti utenti desktop percepirono quella soluzione come invasiva e poco efficiente nell’uso quotidiano con mouse e tastiera.

Windows 10 segnò quindi un ritorno a formule più convenzionali, combinando il menu Start classico con i Live Tiles. Windows 11 ha poi eliminato questi ultimi puntando su un design più pulito, ma anche più dipendente da aree dedicate a suggerimenti e contenuti contestuali.

Le richieste degli utenti stanno influenzando Microsoft

A parte la breve parentesi di Windows 8 (Microsoft cambiò rotta già con il rapido rilascio di Windows 8.1), il menu Start è protagonista assoluto fin da Windows 95 e, per la famiglia NT, da Windows NT 4.0, pubblicato nel 1996.

Le lamentele relative alle dimensioni del menu Start di Windows 11, tuttavia, non sembrano essere passate inosservate. Le più recenti versioni di anteprima mostrano un cambio di direzione interessante: Microsoft sta introducendo opzioni che consentono di scegliere layout più piccoli o più grandi e di attivare o disattivare singole sezioni dell’interfaccia.

La società ha anche separato alcuni meccanismi di raccomandazione dai contenuti recenti e ha ampliato le possibilità di personalizzazione, una richiesta che gli utenti avanzano da anni. Le modifiche attualmente in distribuzione attraverso il programma Insider indicano una maggiore attenzione verso chi desidera un’esperienza meno invasiva e più controllabile.

Non si tratta ancora di un ritorno alla libertà di personalizzazione offerta da strumenti come Classic Shell od Open-Shell, software che continuano a essere popolari tra gli utenti, tuttavia rappresenta un riconoscimento implicito di un problema che la comunità segnala da tempo.

Un confronto che racconta l’evoluzione dell’informatica personale

Dire che il menu Start di Windows 95 entra più di 10 volte in quello di Windows 11 è una semplificazione divertente ma significativa. Non descrive soltanto un aumento delle dimensioni dell’interfaccia: racconta come siano cambiati monitor, schede video, modalità d’uso e aspettative degli utenti.

Nel 1995 il menu Start serviva principalmente ad avviare programmi. Oggi funge da punto di accesso a servizi cloud, dispositivi mobili, documenti recenti, funzioni di ricerca e componenti integrati nel sistema operativo. Il problema è capire fino a che punto questa crescita porti benefici concreti all’utente.

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