Raspberry Pi Desktop rilancia i vecchi PC che Windows 11 lascia indietro

Raspberry Pi Desktop ritorna dopo 4 anni: Debian 13 Trixie, Wayland e labwc, nuova interfaccia, Raspberry Pi Connect e architettura esclusivamente x86-64 per PC e Mac Intel.
Raspberry Pi Desktop rilancia i vecchi PC che Windows 11 lascia indietro

Raspberry Pi è noto soprattutto come single-board computer: una piccola scheda ARM pensata per didattica, sviluppo, automazione e progetti embedded. Raspberry Pi Desktop è però un’altra cosa: porta su normali PC x86-64 e Mac Intel l’ambiente desktop sviluppato da Raspberry Pi, usando Debian come base.

Dopo 4 anni di “silenzio”, la nuova versione basata su Debian 13 Trixie si può scaricare direttamente dal sito ufficiale Raspberry Pi: l’immagine è scaricabile facendo clic su “Raspberry Pi Desktop“, pesa circa 2,6 GB ed è destinata a sistemi a 64 bit.

Il progetto esiste da anni, ma la versione per PC era rimasta indietro rispetto a quella destinata alle schede Raspberry Pi. Ora recupera terreno con una base molto più moderna: Debian 13, kernel Linux 6.12, Wayland e l’attuale interfaccia Raspberry Pi.

L’aggiornamento è interessante soprattutto perché trasforma Raspberry Pi Desktop in una soluzione nuovamente credibile anche per recuperare notebook e desktop non più recenti.

Raspberry Pi Desktop 2026

Perché installare Raspberry Pi Desktop su un normale PC

Un sistema come Raspberry Pi gira nativamente sui processori Intel e AMD x86-64 con l’interfaccia grafica, gli strumenti di configurazione e diverse personalizzazioni già note agli utenti dei single-board computer.

Il risultato è una distribuzione Linux abbastanza essenziale, pensata per essere semplice da utilizzare e poco esigente in termini di risorse.

Può avere senso su un vecchio notebook, un mini PC, un computer da laboratorio o una macchina che si vuole continuare a utilizzare per navigazione Web, posta elettronica, videoscrittura, programmazione e normali attività da ufficio.

Raspberry Pi Desktop può essere provata direttamente da USB prima dell’installazione: permette di verificare subito Wi-Fi, audio, grafica, touchpad, webcam e sospensione senza modificare il disco interno. Solo dopo il test si può decidere se installarla.

Un’alternativa a Windows 10 sui PC esclusi da Windows 11

Il caso probabilmente più interessante riguarda i PC che eseguivano o usano ancora Windows 10 ma che Microsoft non considera ufficialmente idonei a Windows 11. Windows 10 ha terminato il supporto ordinario il 14 ottobre 2025; molti sistemi ancora perfettamente utilizzabili restano fuori dai requisiti di Windows 11 a causa di CPU non supportate, assenza di TPM 2.0 o altre limitazioni hardware.

Su queste macchine, al netto della disponibilità delle tecniche di bypass per aggiornare a Windows 11, una distribuzione come Raspberry Pi Desktop può allungare parecchio la vita utile del computer. Per chi utilizza soprattutto browser, servizi Web, LibreOffice, applicazioni Linux e software multipiattaforma la migrazione può rivelarsi istantanea.

Un vecchio Core i3 o Core i5 con SSD e 4-8 GB di RAM può ancora svolgere bene molte attività quotidiane sotto Linux.

Il desktop moderno di Raspberry Pi utilizza Wayland al posto della tradizionale sessione X11 e adotta labwc come compositore; Raspberry Pi ha scelto labwc anche per mantenere contenuti consumi e complessità dell’interfaccia.

Le vecchie applicazioni X11 non spariscono: XWayland permette di eseguirne molte all’interno della sessione Wayland. L’utente, quindi, nella maggior parte dei casi non deve preoccuparsi della differenza.

Dock, nuovo launcher e un desktop che consuma meno memoria

La nuova edizione per PC eredita le modifiche all’interfaccia introdotte da Raspberry Pi a settembre 2026.

Chi preferisce la disposizione classica può continuare a usare barra delle applicazioni, menu e area di notifica; chi vuole qualcosa di più moderno può attivare un dock, un launcher grafico e una nuova gestione delle applicazioni aperte.

Il launcher mostra le icone dei programmi installati, permette di cercarli digitandone il nome e può organizzare le applicazioni per categorie. Il nuovo task switcher riunisce invece funzioni che normalmente richiederebbero elementi separati: le applicazioni preferite restano disponibili come lanciatori, mentre quelle in esecuzione mostrano il numero di finestre aperte.

Raspberry Pi ha mantenuto queste modifiche opzionali, una decisione ampiamente condivisibile. Rendere un sistema leggero non significa inseguire un’interfaccia spartana; allo stesso tempo, costringere chi recupera un vecchio portatile a usare animazioni o componenti superflui avrebbe contraddetto una delle ragioni principali per scegliere questa distribuzione.

Interessante anche una piccola ottimizzazione che può avere un impatto concreto sulle macchine con poca RAM. Tradizionalmente il file manager PCManFM disegna lo sfondo e gestisce le icone presenti sul desktop. Disattivando l’opzione Active Desktop, Raspberry Pi Desktop può invece affidare lo sfondo al leggerissimo swaybg.

Si perdono le icone direttamente sulla scrivania, ma diminuisce l’occupazione di memoria: Raspberry Pi raccomanda questa configurazione sui sistemi con meno di 2 GB di RAM.

Raspberry Pi Connect arriva anche sui normali PC

La release appena distribuita di Raspberry Pi Desktop porta con sé un’altra novità che rende meno netta la separazione tra il Raspberry Pi e il vecchio portatile recuperato: il client Raspberry Pi Connect. Il servizio permette di accedere a distanza al desktop oppure a un terminale attraverso il browser, dopo aver associato il dispositivo al proprio account.

Sui Raspberry Pi il servizio può identificare la macchina attraverso un identificativo hardware specifico. Su un PC o Mac l’utente deve invece assegnare un nome al dispositivo durante la configurazione; quel nome compare poi nell’elenco delle macchine accessibili dall’interfaccia Web di Connect.

È un’aggiunta interessante soprattutto per laboratori domestici, piccoli server, sistemi di test e computer collocati in stanze diverse. Un vecchio notebook può, ad esempio, diventare una postazione Linux amministrabile anche da remoto senza dover configurare immediatamente VNC, port forwarding o altre soluzioni analoghe.

Attenzione: ora serve un PC a 64 bit

Il nuovo Raspberry Pi Desktop utilizza kernel Linux 6.12 e Debian 13. Raspberry Pi stessa ha spiegato la storia e le ragioni del ritorno della versione PC nell’annuncio ufficiale di Raspberry Pi Desktop per PC e Mac.

C’è però un limite importante per chi pensa di recuperare computer molto vecchi: l’immagine aggiornata di Raspberry Pi Desktop è disponibile soltanto per architettura x86-64. I vecchi PC esclusivamente a 32 bit non possono quindi utilizzarla.

La scelta deriva anche dalla politica adottata da Debian con Trixie. Debian 13 non tratta più i386 come architettura completa: non fornisce un kernel ufficiale né un installer destinato ai PC puramente a 32 bit. Rimane uno spazio utente i386 parziale, utile soprattutto tramite multiarch per eseguire vecchio software a 32 bit su processori amd64.

Per macchine costruite nell’ultimo decennio il problema si presenta raramente, mentre può riguardare netbook e sistemi molto datati. Anche alcuni vecchi Mac Intel possono essere compatibili; i Mac con processore Apple Silicon, invece, non possono utilizzare questa immagine amd64.

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