Sony Interactive Entertainment, Nintendo e Microsoft hanno rinnovato e rafforzato il loro impegno congiunto per promuovere un ambiente di gioco più sicuro e accogliente per tutti gli utenti, incrementando gli sforzi per limitare l’hate speach e, in generale, l’odio online.
Un aggiornamento ufficiale rilasciato il 14 gennaio 2026, infatti, conferma che i tre principali attori dell’industria videoludica mondiale continuano a collaborare strettamente per migliorare la sicurezza sulle proprie piattaforme.
Questo sforzo collettivo, che vede il coinvolgimento diretto di figure chiave come Will Lewington, Director of Online Safety di Sony, si basa sulla convinzione che il gaming debba essere un’esperienza positiva e inclusiva, specialmente per i videogiocatori più giovani che rappresentano una delle fasce più vulnerabili della comunità.
Odio online: cosa faranno Sony, Nintendo e Microsoft
Per contrastare efficacemente i comportamenti tossici, le tre aziende hanno adottato un approccio multidisciplinare che integra tecnologie avanzate, ricerche approfondite e una costante supervisione umana. Il piano d’azione si articola su tre pilastri fondamentali: prevenzione, partnership e responsabilità.
Sul fronte della prevenzione, l’obiettivo è fornire a giocatori e genitori strumenti di controllo personalizzabili e intuitivi, assicurando che le impostazioni di sicurezza siano facili da comprendere e accessibili attraverso canali di supporto, siti web e persino nei punti vendita fisici.
In parallelo, le aziende si impegnano a informare costantemente gli utenti sui codici di condotta e sui termini di servizio, progettando i propri prodotti con trasparenza per rispettare le scelte individuali.
La collaborazione esterna rappresenta il secondo pilastro, con Sony, Nintendo e Microsoft che lavorano fianco a fianco con enti di regolamentazione, forze dell’ordine e organizzazioni come il Family Online Safety Institute e la Tech Coalition. Questa rete di partnership permette di condividere informazioni cruciali su fiducia e sicurezza, collaborando anche con agenzie di rating come ESRB e PEGI per garantire che i contenuti siano sempre adatti al pubblico di riferimento.
Infine, il principio di responsabilità impone alle aziende di rendere semplice la segnalazione delle violazioni e di agire tempestivamente con sanzioni proporzionate, che possono includere restrizioni permanenti per le infrazioni più gravi. Le tre società si impegnano inoltre a rispettare tutte le leggi locali e a notificare prontamente le autorità in caso di condotte illecite o situazioni di pericolo imminente per i giocatori.
Hate speech: dati allarmanti anche in Italia
Mentre l’industria del gaming cerca soluzioni globali, la situazione in Italia evidenzia la necessità di interventi urgenti a causa di una crescita preoccupante dei discorsi d’odio. Secondo la “Mappa dell’Intolleranza 8“, redatta da Vox Diritti in collaborazione con diverse università italiane, il linguaggio d’odio online non solo sta aumentando, ma si sta radicalizzando e adattando a nuovi contesti.
L’analisi di quasi due milioni di post sulla piattaforma X ha rivelato un incremento drammatico dell’antisemitismo, che è passato dal 6,59% di due anni fa all’attuale 27%. Questo fenomeno appare strettamente legato alla persistenza di vecchi stereotipi e alla diffusione di teorie complottiste che trovano terreno fertile nella polarizzazione politica contemporanea.
Altrettanto grave è la situazione riguardante la misoginia, che rappresenta il 50% dei casi analizzati e si manifesta in modo trasversale in tutta la società. Un dato particolarmente significativo emerso dalla ricerca è che il 20,81% dei messaggi d’odio misogini proviene da donne, suggerendo una profonda interiorizzazione dei pregiudizi sociali.
Lo studio evidenzia inoltre come altre forme di intolleranza, quali la xenofobia, l’islamofobia, l’omotransfobia e l’abilismo, continuino a persistere, con picchi spesso correlati a specifici eventi di cronaca che influenzano la percezione pubblica.
Gli esperti sottolineano che, di fronte a un odio che muta e si evolve, le strategie di contrasto devono diventare sempre più sofisticate, integrando una maggiore regolamentazione delle piattaforme digitali con un’educazione costante volta a decostruire i pregiudizi prima che si trasformino in violenza reale.