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Come ottimizzare SSD in Windows

Come ottimizzare SSD in Windows

Verità e falsi miti in materia di ottimizzazione delle unità SSD in Windows.

Sostituire il vecchio hard disk magnetomeccanico con una nuova fiammante unità SSD è quanto di meglio si può fare per ridare vita a un PC che comincia a sentire il peso degli anni. Acquistando oggi un nuovo sistema - sia desktop che notebook - bisognerebbe sempre assicurarsi che disponga di un'unità a stato solido come supporto di memorizzazione principale.
L'unità SSD accoglierà il sistema operativo mentre l'hard disk, configurato come unità di memorizzazione secondaria, ospiterà i dati.

Nell'articolo Hard disk o SSD, caratteristiche e differenze abbiamo messo in luce le principali differenze tra SSD e hard disk tradizionali mentre nelle guide seguenti abbiamo spiegato come spostare il sistema operativo e le applicazioni installate da un disco fisso a una moderna unità a stato solido:

- Spostare sistema operativo su SSD
- Spostare Windows 10 su SSD e clonare l'hard disk con Todo Backup
- Sostituire hard disk con SSD, come fare senza reinstallare tutto
- Come sostituire hard disk di un notebook con un SSD
- Installare un secondo hard disk: perché e come fare


Ottimizzare un SSD in Windows: cosa fare e cosa non fare

Sul web si trovano centinaia di guide molto simili che spiegano come ottimizzare gli SSD prodigandosi in consigli che porterebbero ad accrescere le prestazioni e la durata delle unità a stato solido con i sistemi Windows.

Diciamo subito che molti di quei consigli sono, secondo noi, inutili e talvolta anche controproducenti.
I moderni SSD sono tutt'altro che fragili: come rammentato in altre occasioni, ormai il numero di scritture - tallone d'Achille dei primi modelli di SSD - non è più un problema.
I nemici degli SSD, soprattutto per ciò che riguarda l'integrità dei dati in essi memorizzati, sono piuttosto il tempo e la temperatura di lavoro: La durata degli SSD è un parametro di cui preoccuparsi?.
Non certo quindi il numero delle scritture tanto che durante gli stress test eseguiti da più parti si è potuto verificare come gli SSD più recenti comincino a presentare problemi solo dopo aver ampiamente superato il valore TBW (Terabytes written) dichiarato dai singoli produttori.

Anni fa The Tech Report mise alla prova diversi modelli di SSD con risultati finali davvero incorraggianti.
Da allora si è parlato di "petabyte club" per spiegare come tutti gli SSD presi in esame abbiano permesso la scrittura di un'enorme mole di dati prima di iniziare a presentare malfunzionamenti: fino ad un petabyte, pari a 1.000 terabytes.
Un po’ di recente i tedeschi di c´t/Heise sono pervenuti alla medesime conclusioni dopo un lungo e articolato test che ha messo alla prova 12 tra i più diffusi SSD disponibili sul mercato.

Windows sa già come ottimizzare gli SSD

Una delle cose che Windows sa fare meglio è riconoscere e gestire adeguatamente gli SSD.
A parte i problemi che si sono verificati al momento del rilascio di Windows 10 Aggiornamento di aprile 2018 (Windows 10 Aggiornamento di aprile 2018: Microsoft ne blocca l'installazione sui sistemi con SSD Intel) con alcuni modelli di SSD Intel e Toshiba, poi risolti, il sistema operativo Windows sa già come ottimizzare gli SSD.

Se in Windows XP e in Windows Vista era necessario attivare manualmente il comando TRIM per le unità SSD, a partire da Windows 7 ciò avviene di default.
Il supporto del comando TRIM da parte del sistema operativo è fondamentale perché permette di indicare i blocchi di memoria che non sono più in uso in un SSD (si pensi ai blocchi liberati dopo l'eliminazione di uno o più file).
TRIM permette di passare al controller dell'SSD le indicazioni sui blocchi di dati da eliminare: sarà poi il controller, sulla base della "ricetta" contenuta nel firmware, a procedere successivamente e con i suoi tempi alla loro effettiva rimozione.


Sui sistemi Windows 7, Windows 8.1 e Windows 10, aprendo il prompt dei comandi e digitando il comando fsutil behavior query DisableDeleteNotify si otterrà il valore 0 a conferma che il comando TRIM è correttamente supportato da parte del sistema operativo.
Nel caso di Windows 10, che supporta anche il nuovo file system ReFS (ReFS, cos'è e come funziona il nuovo file system Microsoft), si otterrà una duplice indicazione 0 (per il file system NTFS e per ReFS).

Non c'è poi alcun bisogno di disattivare la deframmentazione per gli SSD come in molti consigliano: Windows riconosce perfettamente le unità a stato solido e l'indicazione circa l'ultima esecuzione non va intesa come una deframmentazione di tipo tradizionale.

Come ottimizzare SSD in Windows

Come spiegava anche Scott Hanselman (Microsoft), l'ottimizzazione effettuata da Windows nel caso delle unità SSD non è una deframmentazione in senso stretto bensì consiste nel forzare il comando TRIM a cadenza prefissata. In questo modo viene richiesta la cancellazione di dati che l'unità avrebbe dovuto rimuovere dopo la ricezione del comando TRIM originario (l'operazione viene eseguita una volta al mese).


In Windows 8.1 e in Windows 10, inoltre, il sistema operativo provvede a disattivare da sé la funzionalità SuperFetch lasciandola attiva solo per i più lenti hard disk meccanici. La stessa operazione è effettuata anche in Windows 7 con l'unica differenza che nel caso degli SSD la disattivazione avviene solo per le unità più veloci.

È sconsigliabile disattivare il file di paginazione - il numero di scritture, come detto, non è più un problema - o, per lo stesso motivo, la funzionalità Ripristino configurazione di sistema: Ripristino configurazione di sistema esiste ancora: come funziona.
Tanto meno, non va assolutamente disattivata la funzionalità di ibernazione che - anche grazie alle prestazioni dei moderni SSD - permette di ripristinare velocemente la configurazione del sistema riportandolo allo stato in cui si trovava al termine della precedente sessione di lavoro: Spegnere Windows 10 non equivale a un riavvio del sistema: ecco perché.


Da mantenere attiva anche l'indicizzazione di Windows (servizio Windows Search) che permette di individuare istantaneamente anche le informazioni contenute all'interno dei file, utilissima anche nel caso degli SSD (Cercare file sul PC Windows più velocemente) e ulteriormente migliorata in Windows 10 Aggiornamento di maggio 2019.

Il consiglio di non "riempire" mai le unità SSD lasciando sempre alcuni gigabyte di spazio libero (tipicamente il 10-20% della capacità complessiva) è invece buono anche se ha poco significato (se non per consentire il corretto download e applicazione degli aggiornamenti di Windows; per la gestione del file di paging e dell'ibernazione…; vedere anche Un hard disk pieno rallenta il PC?) sugli SSD che già usano l'over provisioning.

L'over provisioning, che consiste nel riservare una parte della memoria disponibile sull'SSD per il funzionamento del controller (invisibile quindi sia agli utenti che al sistema operativo), è già previsto nel caso di molti modelli di unità a stato solido e previene l'eventualità che l'utente possa riempire completamente l'SSD stesso.

La differenza tra la capienza dell'SSD dichiarata dal produttore (derivabile anche dal nome del modello dell'unità: premere Windows+R quindi digitare devmgmt.msc e fare doppio clic su Unità disco) e quella rilevabile nella finestra Gestione disco (Windows+R, diskmgmt.msc) esaminando quanto riportato nel primo blocco a sinistra (sotto il nome Disco 0 o Disco 1), è proprio il quantitativo di memoria destinato all'over provisioning.


Come ottimizzare SSD in Windows

Per verificare di aver preso in esame l'SSD corretto, basta cliccare su Disco 0 o Disco 1 quindi scegliere la voce Proprietà: si potrà così controllare "l'identità" di ciascuna unità.

Nell'articolo SSD, come funzionano le tecnologie che li rendono più veloci abbiamo fatto il punto sulle principali tecnologie che rendono veloce e permettono di ottimizzare un SSD.

Verificare l'allineamento delle unità SSD

Un'operazione invece molto utile per ottimizzare gli SSD allungandone la vita e migliorandone le prestazioni consiste invece nel controllare l'allineamento della prima partizione contenuta nell'unità così da fare in modo che un settore dati cominci esattamente all'inizio di una "pagina fisica".

Se un SSD non fosse allineato, il settore può superare i limiti della pagina e portare al dover effettuare per ogni scrittura un'ulteriore scrittura aggiuntiva con la conseguente riduzione delle prestazioni.
Il mancato allineamento si verifica soprattutto quando si sposta il contenuto di un vecchio hard disk in un nuovo SSD.

Nell'articolo Allineamento SSD, cos'è e come verificarlo abbiamo spiegato come verificare l'allineamento (operazione peraltro semplicissima visto che basta ricorrere all'utilità di sistema msinfo32) e come risolvere con un software di partitioning.

Utilità per conoscere lo stato di salute delle unità SSD

Utilità interessanti che verificano le condizioni di salute degli SSD e si esprimono sulla prospettiva di vita di ciascuna unità sono SSD Life e CrystalDiskInfo: le avevamo presentate entrambe nel nostro articolo Recuperare file cancellati da hard disk e SSD e nell'approfondimento SSD guasto, come sapere quando sta per morire.


Per il resto, ci sono le utilità sviluppate e distribuite dai vari produttori di SSD: Samsung Magician, Intel SSD Toolbox, SanDisk SSD Dashboard, Corsair SSD Toolbox, Kingston SSD Toolbox, OCZ SSD Utility, Crucial Storage Executive e così via.
Questi programmi consentono di aggiornare il firmware degli SSD, avviare strumenti di diagnostica, richiedere la cancellazione sicura dei dati (vedere anche Secure Erase e SSD: cos'è e come funziona).

Quando un SSD può essere definito lento

L'interfaccia SATA tradizionale nella versione più recente, conosciuta con l'appellativo SATA 3, permette di raggiungere una velocità teorica in fase di trasferimento dati fino a 6 Gbps.
Gli SSD SATA più veloci consentono di arrivare a trasferire fino a 560 MB/s nel caso dei modelli di più recente fattura e 600 MB/s è considerabile come il limite fisico dell'interfaccia (al massimo, in situazioni ottimali, oggi ci si può spingere fino a 575 MB/s).
I più moderni SSD PCIe 3.0 x4 possono teoricamente gestire fino a 4 GB/s, ovvero 8 volte di più rispetto a un SSD SATA tradizionale: Costi e velocità di SSD e hard disk a confronto.

Attenzione alla RAM disponibile sul sistema in uso e all'elevata attività sull'unità a stato solido

Un sistema equipaggiato con poca RAM oppure in cui la memoria libera è ridotta ai minimi termini tenderà ad evidenziare prestazioni che possono essere anche notevolmente più contenute rispetto alle condizioni ottimali. Per approfondire, suggeriamo la lettura degli articoli Memoria RAM, come sceglierla e quando estenderla e Come liberare memoria in Windows: cosa sono i memory leak.


Suggeriamo anche di controllare sempre lo stato del sistema ricorrendo all'utilizzo del Task manager di Windows: nonostante l'ampiezza di banda di un SSD SATA3 o PCIe 3.0 x4 sia notevolmente maggiore rispetto a quella assicurata da un hard disk tradizionale, operazioni intensive in lettura/scrittura possono provocare evidenti rallentamenti.

Nell'articolo Task Manager Windows 10: che cosa permette di fare abbiamo pubblicato una guida al Task manager mentre nell'approfondimento Controllare quali programmi stanno scrivendo su disco abbiamo visto come stabilire quando vi fosse un problema a causa di rilevanti operazioni di I/O sull'SSD.

Vale la pena anche controllare programmi residenti in memoria che rallentassero la macchina: vedere Programmi che rallentano di più il PC Windows 10: come scoprirli con il nuovo Task Manager e Avvio pulito Windows 10: a cosa serve e quando è utile.
Effettuare un "avvio pulito" del sistema operativo può essere utile per evitare il caricamento di qualunque programma residente in memoria così da valutarne l'impatto.

Controllare lo stato del file system

Marcati cali di performance possono essere dovuti anche alla corruzione del file system: essi possono presentarsi in diversi frangenti, ad esempio in seguito allo spegnimento improvviso della macchina in uso.
Ricorrendo all'utilità chkdsk è possibile rilevare eventuali problemi a livello di file system (utilizzare la sintassi chkdsk /f per correggerli).

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