Windows 11 26H2 arriverà in autunno introducendo diverse novità, ma senza il consueto salto tecnico associato ai grandi aggiornamenti del sistema operativo. Microsoft ha confermato che l’aggiornamento delle funzionalità o feature update condivide il ramo di manutenzione di Windows 11 25H2 (e quindi anche quello di Windows 11 24H2). Grazie al pacchetto di abilitazione (enablement package), sui PC aggiornati, il passaggio a Windows 11 26H2 richiederà un solo riavvio e avrà tempi più vicini a quelli di un aggiornamento cumulativo che a quelli di un’installazione completa.
Si tratta di uno schema già visto: Microsoft ha già utilizzato la soluzione dell’enablement package anche nel caso di Windows 11 25H2: sui sistemi 24H2, l’aggiornamento si installava con un semplice clic e un singolo riavvio, senza dover seguire la procedura di installazione classica con l’indicazione di aggiornamento riportata a tutto schermo.
Dopo le due release annuali dell’epoca di Windows 10, Microsoft ha adottato per Windows 11 una cadenza principale all’anno, affiancata da aggiornamenti mensili che distribuiscono funzioni, correzioni e modifiche all’interfaccia. Il numero della versione, quindi, descrive sempre meno la quantità di novità visibili. Nel caso di 26H2 indica soprattutto l’avvio di un nuovo periodo di assistenza e il passaggio dalle build 26200 di 25H2 alle build 26300 (verificabili premendo Windows+R quindi digitando winver).
Le indicazioni sulla fine del supporto di Windows 11 spiegano perché l’aggiornamento non vada ignorato. Microsoft cesserà di supportare Windows 11 24H2 Home e Pro il 13 ottobre 2026, mentre 25H2 riceverà aggiornamenti fino al 12 ottobre 2027. Le edizioni Enterprise ed Education seguono cicli più lunghi: 25H2, per esempio, resterà supportata fino al 10 ottobre 2028. Per chi usa già 25H2 non esiste dunque un’urgenza immediata; per chi è ancora fermo a 24H2, invece, la finestra utile si sta restringendo.
Windows 11 26H2 e 25H2 condividono gran parte del codice
Il primo elemento da chiarire riguarda la base tecnica. Windows 11 26H2 non nasce come sistema separato da 25H2: Microsoft mantiene lo stesso ramo di servicing e distribuisce alle due versioni gran parte degli stessi componenti tramite gli aggiornamenti cumulativi. In pratica, molti file necessari a 26H2 possono trovarsi già sul computer prima che l’utente installi formalmente la nuova release.
Il passaggio modifica il numero di versione e porta la build nella serie 26300. Microsoft aveva già sperimentato una soluzione simile tra 24H2 e 25H2, così come tra alcune release precedenti di Windows.
Anche i numeri di Knowledge Base (KB) degli aggiornamenti mensili possono coincidere tra versioni differenti: con ogni probabilità, quindi, gli aggiornamenti qualitativi rilasciati da Microsoft per Windows 11 24H2, 25H2 e 26H2 saranno contraddistinti dal medesimo identificativo.
Per amministratori e tecnici la soluzione riduce la frammentazione nei test: resta comunque necessario verificare ogni release, ma non serve trattare 24H2, 25H2 e 26H2 come piattaforme indipendenti.
Il pacchetto eKB funziona come un “interruttore”. ISO e supporti USB
Il meccanismo centrale si chiama, come anticipato nell’introduzione, enablement Package o eKB. Si tratta di un aggiornamento di dimensioni ridotte che attiva funzioni e identificatori già presenti nel sistema, ma mantenuti inattivi. Non copia nuovamente tutti i file di Windows e non esegue la lunga migrazione tipica di un aggiornamento completo.
Il metodo scelto cambia radicalmente durata e comportamento dell’aggiornamento. Windows Update può applicare il piccolo pacchetto di abilitazione quando rileva una base compatibile; un file ISO, l’Assistente installazione o un supporto USB avviano invece un in-place upgrade completo.
Durante l’aggiornamento in-place, il programma di installazione prepara una nuova copia di Windows, migra applicazioni, profili, impostazioni e driver, quindi conserva la vecchia installazione per un eventuale ripristino (nella cartella C:\Windows.old).
I dati personali restano al loro posto, purché l’utente selezioni l’opzione corretta, ma i tempi aumentano e serve più spazio libero. La cartella Windows.old può occupare diversi gigabyte finché il sistema non la rimuove, di solito trascorsi 10 giorni dall’installazione della nuova versione (è comunque possibile aumentare il numero di giorni per il ripristino di Windows 11).
Usare una ISO cliccando due volte sul file setup.exe per aggiornare da 25H2 a 26H2 non è sbagliato. Può anzi servire per riparare file danneggiati o aggiornare macchine senza accesso diretto a Windows Update. Va detto però che, su un PC sano e già compatibile con l’eKB, il setup tradizionale aggiunge lavoro senza offrire vantaggi concreti.
Le versioni più vecchie di Windows 11 richiedono una migrazione completa
Un computer con Windows 11 23H2, 22H2 o una release ancora precedente non dispone della stessa base di servicing. Il passaggio a Windows 11 26H2 richiede quindi un aggiornamento completo, anche quando l’utente mantiene programmi e documenti. Lo stesso vale per i dispositivi provenienti da Windows 10.
Microsoft consente l’aggiornamento diretto alla versione supportata di Windows 11 più recente, senza obbligare l’utente a installare manualmente tutte le release intermedie. Il setup verifica CPU, firmware, spazio, driver e compatibilità delle applicazioni; poi trasferisce il profilo nella nuova installazione. Le macchine gestite da un’organizzazione possono seguire regole diverse, definite tramite Windows Update for Business, Intune o strumenti equivalenti.
Prima di procedere conviene controllare lo spazio libero, aggiornare BIOS UEFI quando il produttore lo raccomanda e rimuovere temporaneamente periferiche non necessarie.
Un backup verificato resta la protezione più importante. La semplice presenza di una copia non basta: almeno i documenti essenziali devono risultare leggibili da un secondo dispositivo o da un ambiente di ripristino.
Da Windows 10 il problema principale resta l’hardware
Windows 10 22H2, ultima versione del vecchio sistema, ha terminato il supporto ordinario il 14 ottobre 2025 e continuerà ad essere supportato con la possibilità di installare gli aggiornamenti di sicurezza almeno fino a ottobre 2027 (fino a ottobre 2028 per le aziende) con il programma ESU (gratuito per i privati, a pagamento per le imprese).
I PC compatibili possono passare direttamente a Windows 11 26H2 quando Microsoft renderà disponibile la release, senza installare prima 24H2 e 25H2. Il controllo decisivo riguarda però i requisiti hardware.
Windows 11 richiede un processore supportato a 64 bit con almeno due core e frequenza di 1 GHz, 4 GB di RAM, 64 GB di archiviazione, firmware UEFI con capacità Secure Boot e TPM 2.0. La scheda grafica deve supportare DirectX 12 con driver WDDM 2.0; il display minimo ha risoluzione 720p, diagonale superiore a 9 pollici e 8 bit per canale colore.
Come sappiamo, i requisiti minimi di Windows 11 possono essere bypassati: il sistema operativo può essere comunque installato su un PC che non soddisfa i requisiti. Alcuni requisiti, introdotti con Windows 11 24H2, non possono essere mai superati: il mancato supporto dell’istruzione POPCNT e/o delle estensioni SSE4.2 a livello di processore non permettono di installare il sistema operativo.
Aggiornamento a Windows 11 26H2 per chi ha bypassato i requisiti
Chi avesse in passato installato Windows 11 su un sistema che non soddisfa i requisiti, può aggiornare a 26H2 utilizzando l’Assistente aggiornamento, avendo cura di applicare una modifica sul registro di sistema già adottata in passato.
In alternativa, è possibile usare un supporto d’installazione Windows 11 26H2 creato con Rufus oppure avviare l’aggiornamento a 26H2 da una ISO aggiornata in modo da usare un’efficace tecnica di bypass.
Va detto che Microsoft non garantisce aggiornamenti, stabilità e assistenza sui dispositivi non conformi. In un laboratorio può essere un compromesso accettabile; su una postazione di lavoro, molto meno.
Le novità non saranno tutte disponibili nel giorno dell’uscita
Chi associa una nuova versione a un elenco chiuso di funzioni rischia di interpretare male il modello di distribuzione attuale. Windows 11 riceve molte modifiche tramite aggiornamenti cumulativi mensili, componenti aggiornabili dallo Store e pacchetti separati. Di conseguenza, 26H2 potrebbe offrire al debutto un’esperienza quasi identica a quella di un 25H2 completamente aggiornato.
La presenza dei file nel sistema non garantisce inoltre che la funzione risulti subito attiva. Microsoft usa il Controlled Feature Rollout per abilitare una modifica su gruppi limitati di dispositivi, osservare telemetria, arresti anomali e segnalazioni, quindi ampliare gradualmente la distribuzione. Due PC con la stessa build possono mostrare opzioni differenti per giorni o settimane.
La tecnica permette di interrompere rapidamente una funzione problematica senza ritirare l’intero aggiornamento. Per l’utente, però, genera una certa confusione: una schermata annunciata da Microsoft può mancare anche dopo l’installazione dell’ultimo pacchetto. Non sempre si tratta di un errore; spesso il relativo flag di abilitazione non ha ancora raggiunto quel dispositivo.
A questo proposito, un’utilità open source come ViVeTool permette di forzare l’abilitazione di funzionalità nuove già presenti “dietro le quinte” in Windows 11.
Il vero incentivo riguarda il ciclo di supporto
Per un utente già su 25H2, il vantaggio principale di 26H2 non sarà una nuova interfaccia: sarà l’estensione del periodo durante il quale Microsoft pubblicherà correzioni di sicurezza e qualità. Le edizioni Home e Pro ricevono normalmente 24 mesi di assistenza per ogni release annuale; Enterprise ed Education arrivano a 36 mesi.
Le date definitive di fine servizio per 26H2 dovranno comparire nelle tabelle ufficiali del ciclo di vita dopo il rilascio generale. In base alla politica applicata alle versioni precedenti, la nuova release dovrebbe comunque aggiungere circa un anno rispetto a 25H2. Per aziende e professionisti, questo margine facilita la pianificazione dei test e riduce la pressione delle scadenze.
Rimandare per alcuni mesi non crea problemi su 25H2, purché il sistema continui a ricevere gli aggiornamenti mensili. Restare su 24H2 Home o Pro oltre il 13 ottobre 2026, invece, significherà rinunciare a nuove correzioni di sicurezza. Il numero di versione conta poco finché la release è supportata; dopo la data di fine supporto diventa una questione più importante.
Le principali novità in arrivo con Windows 11 26H2: la data di uscita
Windows 11 non aspetta più la release autunnale per introdurre nuove funzionalità: Microsoft le distribuisce progressivamente mediante aggiornamenti cumulativi, Controlled Feature Rollout e componenti aggiornabili separatamente.
Un PC con Windows 11 25H2 aggiornato potrebbe quindi ricevere molte funzioni associate al ciclo 26H2 prima dell’installazione formale della nuova versione.
La situazione cambia per chi parte da 23H2, da una versione ancora più vecchia o da Windows 10. In quel caso le modifiche accumulate durante diversi mesi arriveranno insieme a un aggiornamento completo; la differenza percepita sarà decisamente più ampia.
Le novità più interessanti sono comparse nel programma Windows Insider, in particolare nel canale Experimental associato alle build 26300. Microsoft usa tale area per collaudare modifiche che potrebbero cambiare, slittare a un aggiornamento successivo o scomparire del tutto. La loro presenza in una build preliminare non equivale quindi a una conferma per la versione stabile.
Microsoft non ha ad oggi comunicato una data di uscita definitiva per Windows 11 26H2 ma è verosimile che possa arrivare tra fine settembre e ottobre 2026. Una delle date verosimili è il 13 ottobre 2026, Patch Tuesday del mese oppure il martedì seguente.
Ask Copilot unisce ricerca locale e assistente AI
Una delle modifiche più visibili riguarda Ask Copilot, una casella collegata alla barra delle applicazioni che combina la ricerca tradizionale con l’accesso all’assistente AI di Microsoft. L’interfaccia può individuare applicazioni, file e pagine delle Impostazioni; nello stesso spazio permette di formulare una richiesta in linguaggio naturale o di avviare una ricerca sul web.
L’idea non consiste semplicemente nell’aggiungere una chat al desktop. Microsoft prova a ridurre la distanza tra un comando operativo e una domanda: l’utente può cercare “impostazioni Bluetooth“, aprire il pannello corretto oppure chiedere una spiegazione senza cambiare applicazione. Nei test preliminari la funzione appare rapida nel recuperare impostazioni, file e programmi.
Va detto però che l’integrazione dell’intelligenza artificiale nella ricerca solleva dubbi sulla gestione dei dati e sulla chiarezza dei risultati. Un file locale, una risposta generata e un collegamento web hanno natura diversa; l’interfaccia deve distinguerli bene per evitare ambiguità. Microsoft presenta Ask Copilot come opzione, non come sostituzione obbligatoria di Windows Search. Il relativo controllo dovrebbe trovarsi in Impostazioni, Personalizzazione, Barra delle applicazioni.
Le indicazioni disponibili suggeriscono una compatibilità sia con i Copilot+ PC sia con i computer Windows 11 tradizionali. Le funzioni che richiedono elaborazione neurale locale potrebbero restare limitate ai dispositivi dotati di NPU, mentre la ricerca di app, file e impostazioni non necessita dello stesso livello hardware.
La barra delle applicazioni torna più flessibile
Windows 11 ha debuttato con una barra delle applicazioni molto meno personalizzabile rispetto a quella di Windows 10.
Con la release 26H2, l’utente può tornare finalmente a spostare la barra delle applicazioni nella parte superiore dello schermo oppure lungo i lati sinistro e destro, oltre a mantenerla nella posizione inferiore tradizionale. Microsoft sta testando anche una modalità più compatta, utile sui notebook con display piccoli o sui monitor dove si desidera recuperare spazio.
I controlli dovrebbero comparire in Impostazioni, Personalizzazione, Barra delle applicazioni, Comportamenti della barra delle applicazioni.
Non si tratta di una modifica banale: menu, notifiche, icone di sistema, trascinamento e configurazioni con più monitor devono adattarsi correttamente a ogni orientamento. Proprio per questo la disponibilità finale non va data per certa finché Microsoft non conclude i test.
Il menu Start offre dimensioni e sezioni indipendenti
Microsoft sta lavorando anche a un menu Start ancora più personalizzabile.
Le versioni sperimentali permettono di scegliere un formato piccolo o grande senza lasciare la decisione esclusivamente alla risoluzione e al ridimensionamento dello schermo. La modifica sfrutta meglio lo spazio disponibile sui monitor ad alta definizione e riduce l’ingombro sui portatili.
Il nuovo pannello consente inoltre di mostrare o nascondere separatamente le sezioni App aggiunte, Recenti e Tutte. L’area oggi chiamata Elementi consigliati assume un significato più comprensibile e offre controlli più precisi sul tipo di contenuti visualizzati. Chi preferisce un menu essenziale può eliminare quasi tutto ciò che non riguarda le applicazioni fissate.
Una correzione meno appariscente ma importante separa la cronologia del menu Start da quella di Esplora file. Disattivare file recenti e suggerimenti in Start non dovrebbe più cancellare automaticamente l’elenco dei documenti usati di recente in Esplora file. Le due preferenze rispondono a esigenze diverse e trattarle con un unico approccio aveva sempre creato confusione.
Per presentazioni e condivisioni dello schermo è prevista anche un’opzione capace di nascondere nome e immagine del profilo. Il vantaggio non riguarda soltanto l’estetica: evita di mostrare dati personali durante una videoconferenza, una dimostrazione o una registrazione. Le impostazioni dovrebbero comparire in Impostazioni, Personalizzazione, Start.
Windows Search può rinunciare ai risultati web
Tra le novità più richieste figura un controllo per disattivare i risultati Internet (provenienti da Bing) nella ricerca di Windows. Quando l’utente digita il nome di un documento o di un’applicazione, il sistema tende oggi a mescolare file locali, impostazioni, suggerimenti Bing e contenuti del Microsoft Store. Il risultato non sempre aiuta, soprattutto in ambienti di lavoro dove la ricerca serve quasi esclusivamente a raggiungere risorse presenti sul computer.
La nuova opzione dovrebbe apparire in Impostazioni, Privacy e sicurezza, Ricerca, sotto la voce dedicata ai risultati suggeriti. Un secondo interruttore permette di escludere le applicazioni consigliate dal Microsoft Store. In pratica, diventa possibile costruire una ricerca più asciutta, concentrata su file, programmi e configurazione locale.
Disabilitare i risultati web non rende automaticamente più veloce l’indicizzazione dei file: il servizio Windows Search Indexer continua a dipendere dalle cartelle incluse nell’indice, dallo stato dell’unità e dal database locale. La modifica può però ridurre il rumore visivo e il tempo necessario per riconoscere il risultato utile.
Sebbene Microsoft abbia intenzione di avallare la richiesta degli utenti con Windows 11 26H2 aggiungendo un paio di opzioni direttamente nelle impostazioni, già da tempo è possibile disattivare i risultati di Bing nella ricerca di Windows 11.
Windows Update offre pause più chiare e meno riavvii
Microsoft sta distribuendo un selettore basato sul calendario che permette di scegliere la data fino alla quale sospendere gli aggiornamenti, entro un limite massimo di 35 giorni. Terminato il periodo, l’utente può installare gli aggiornamenti disponibili oppure impostare una nuova pausa.
La possibilità di ripetere l’operazione non significa che il computer possa restare indefinitamente privo di correzioni. Windows 11 richiede comunque una sincronizzazione con gli aggiornamenti più recenti prima di consentire un’altra sospensione. È un compromesso ragionevole: offre flessibilità a chi deve completare un progetto o evitare riavvii durante un viaggio, senza trasformare la pausa in un blocco permanente delle patch di sicurezza.
Microsoft sta inoltre coordinando meglio gli aggiornamenti di qualità con driver, firmware e altri prodotti. L’obiettivo consiste nel concentrare le installazioni in un solo riavvio mensile quando le condizioni lo consentono, invece di richiedere più riavvii separati. Non tutti gli aggiornamenti potranno seguire tale schema: una correzione urgente o un firmware con una procedura specifica potrebbe ancora richiedere un passaggio autonomo.
La pagina Impostazioni raggruppa i download in una sezione Aggiornamenti disponibili e mostra etichette più chiare per i driver. Nel menu di alimentazione compaiono inoltre comandi separati per spegnere o riavviare senza installare subito gli aggiornamenti.
In un altro articolo avevamo visto come evitare che Windows 11 obblighi a installare gli aggiornamenti al riavvio o allo spegnimento del sistema.
Administrator Protection riduce i privilegi permanenti
La novità più rilevante sul piano della sicurezza è Administrator Protection (Protezione amministratore), una funzione che applica privilegi amministrativi solo quando servono. L’utente continua a lavorare con autorizzazioni ridotte; quando un’operazione richiede diritti più estesi, Windows genera un token amministrativo temporaneo e lo elimina al termine dell’attività.
L’architettura utilizza un account isolato gestito dal sistema per eseguire il processo elevato: l’applicazione non eredita semplicemente un token amministrativo persistente legato alla sessione dell’utente, come accade nel modello UAC tradizionale. La separazione riduce le possibilità che un programma malevolo sfrutti credenziali o token già disponibili nel profilo attivo.
L’autorizzazione passa attraverso Windows Hello, quindi può richiedere PIN, riconoscimento biometrico o un altro metodo configurato. Ogni nuova operazione amministrativa necessita di una nuova approvazione; i privilegi non restano disponibili dopo la chiusura del processo.
Va detto che Administration Protection è già stato oggetto di numerosi tentativi di introduzione in Windows 11: il rilascio di 26H2 dovrebbe però sancire il debutto ufficiale della nuova funzionalità. Non solo. Google Project Zero ha tempo fa avanzato diverse riserve sull’effettivo livello di sicurezza garantito da Administrator Protection.
La configurazione dovrebbe comparire nella pagina Protezione account nella finestra Sicurezza di Windows; le organizzazioni possono gestirla anche tramite criteri e Microsoft Intune. Per le aziende rappresenta un’evoluzione interessante, ma richiede test accurati. Software gestionali datati, utility hardware e programmi che scrivono impropriamente nel profilo durante l’elevazione dei privilegi potrebbero comportarsi in modo inatteso.
La finestra Esegui riceve un’interfaccia moderna
La finestra richiamata con Windows+R conserva ancora l’aspetto delle vecchie generazioni di Windows. Microsoft ne sta provando una versione moderna, con angoli arrotondati, spaziature più ampie e un campo di immissione adatto anche ai comandi lunghi.
La nuova finestra Esegui mostra la cronologia dei comandi recenti sopra la casella di testo e suggerisce applicazioni compatibili mentre l’utente digita, complete di icona.
Il funzionamento si avvicina a quello di un piccolo launcher, pur mantenendo la possibilità di eseguire percorsi, variabili, comandi di sistema ed elementi quali msconfig, regedit o services.msc.
Il design moderno rimane opzionale nelle build di prova: un interruttore in Impostazioni, Sistema, Avanzate permette di tornare alla finestra classica.
Ha infatti senso usare la massima prudenza: amministratori e tecnici usano Windows+R in modo quasi automatico e una modifica al comportamento, alla cronologia o alla gestione delle credenziali può incidere su abitudini consolidate, scatenando una bordata di fischi.